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Microplastiche e inquinamento minacciano il martin pescatore

A questi problemi si aggiungono anche i problemi legati alla cementificazione e l'alterazione del suo habitat da parte dell'essere umano

Il pescatore Martino

Col suo piumaggio sfumato di turchese e verde smeraldo sul dorso e dal petto di un arancione brillante, il martin pescatore è sicuramente uno degli abitanti più sfarzosi dei nostri corsi d’acqua. Ma dietro ai suoi bellissimi colori e alle sue piccole dimensioni (pesa appena 40 grammi) si nasconde un cacciatore letale.

Appollaiato su un ramo sopra l’acqua con il becco affusolato puntato verso il basso come un arpione, non appena avvista una preda il martin pescatore si tuffa, ali e occhi spalancati, e nel giro di soli due secondi è di nuovo sul ramo con in bocca il pesce appena catturato. Il martin pescatore riesce a ingoiare anche di dimensioni piuttosto grandi, ma nonostante la sua abilità ha alcuni grandi nemici: l’inquinamento e le modifiche che l’Uomo apporta al suo habitat.

La specie ha infatti sofferto molto per la progressiva cementificazione di fiumi e torrenti. Mentre l’inquinamento ha impoverito e alterato la sua dieta composta soprattutto da pesci, dal momento che le acque torbide rendono gli rendono la pesca molto più difficile.

A tutto questo si aggiunge anche il problema delle microplastiche. Una pubblicazione uscita l’ottobre scorso a cura dell’Università degli studi di Milano in collaborazione con il Parco del Ticino e Lago Maggiore, il Parco lombardo della Valle del Ticino, Graia S.r.l e l’Associazione Faunaviva ha infatti confermato che l’inquinamento causato dalle microplastiche ha coinvolto non solo il martin pescatore ma anche tante altre popolazioni tra cui pesci e tartarughe.

«I possibili effetti delle microplastiche – spiega Alessandra Fassio nel suo articolo per Piemonte Parchi – sono ancora in gran parte da approfondire, fermo restando che rispetto alle plastiche di più grandi dimensioni possono essere più facilmente trasmesse attraverso la catena alimentare. Le microplastiche compromettono le comunità di macroinvertebrati di acqua dolce e possono essere ingerite da pesci e uccelli acquatici come il martin pescatore e quindi causare fenomeni di accumulo. Queste problematiche sono emerse grazie all’analisi delle borre di questo uccello, un rigurgito costituito da cibo indigesto a seguito di un pasto, in cui si è notata una preoccupante presenza di microparticelle, involontariamente ingerite».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 Dicembre 2020
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