«Avete portato le uova marce?», Davide Lorenzo Palla scatena “La Tempesta” al Festival della Meraviglia
Un tuffo nelle storie e nella Storia attraverso una delle più iconiche opere di Shakespeare reinterpretata in un momento di spettacolo collettivo capace di rapire l'entusiasmo del pubblico
La prima serata speciale del Festival della Meraviglia si apre con l’energia travolgente di Davide Lorenzo Palla, attore milanese che ama definirsi, non a caso, un “divulgattore”. Una parola che già dice molto: il suo non è teatro da contemplare, ma da vivere.
La parola chiave della serata è “immaginazione”. Ma non un’immaginazione passiva: quella di Palla è attiva, partecipata, collettiva. È un invito diretto al pubblico a entrare nella storia, a sporcarsi le mani con il racconto, a diventare parte integrante della scena.
Al centro dello spettacolo c’è La Tempesta di William Shakespeare. Un racconto che appartiene alla grande storia della letteratura e che dialoga con la Storia, con riferimenti precisi, ma che affonda le sue radici anche in una vicenda semplice, quasi una storiella, poi rielaborata dal poeta inglese.
Ma con Palla, guai a pensare a una messa in scena tradizionale. Palla non interpreta: racconta. Smonta il testo, lo ricompone e lo offre agli spettatori come un gioco condiviso, in cui ognuno è chiamato a contribuire.

Il risultato è un teatro che si costruisce in tempo reale. Gli spettatori non restano seduti a guardare: diventano voce, gesto, presenza. Anche figure istituzionali, come il direttore del festival e di VareseNews, vengono trascinate dentro questo spazio scenico aperto, dove il confine tra palco e platea semplicemente scompare.
Il prologo prende forma attraverso la partecipazione, accompagnato da una colonna sonora dal vivo che amplifica ritmo ed emozione. Il pianista sul palco dialoga con Palla, creando un tessuto sonoro che sostiene e arricchisce la narrazione.
La sala è piena. Un pubblico eterogeneo, di tutte le età, risponde con entusiasmo, dimostrando che l’immaginazione – quella vera – non conosce crisi.
Alla fine, ciò che resta è proprio questo: la sensazione di aver costruito insieme qualcosa di unico. Uno spettacolo colorato, collettivo, nato dall’incontro tra palco e pubblico, e destinato a vivere solo in quel preciso momento.
E sembra tutto finito. Come di norma. E invece no. Palla fa un commento, o forse una semplice osservazione. Il testamento teatrale di Shakespeare, che è di fatto proprio La Tempesta, parla di perdono. Testamento lasciatoci da molti inellettuali o profeti… e che comunque non abbiamo ancora imparato a valorizzare.








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