Giovani, meraviglia e ascolto: cosa ci dicono davvero i post-it del Muro della Meraviglia
Le risposte raccolte sono state analizzate dal dott. Raffaele Mattei, psicologo e psicopedagogista con oltre trent’anni di esperienza tra Italia e Svizzera. Dal materiale emerso, due parole-chiave si impongono con forza: relazione e condivisione
Cosa succede quando ai giovani viene chiesto di fermarsi e rispondere a una domanda semplice ma radicale: “Che cos’è per te la meraviglia?”
È da questa domanda che nasce il lavoro del Festival della Meraviglia, che nel 2026 tornerà l’8, 9 e 10 maggio a Laveno Mombello (e il 14 e 15 maggio a Luino), portando al centro del dibattito pubblico un tema spesso relegato ai margini: l’ascolto autentico delle nuove generazioni.
Un’anticipazione potente è arrivata dal Muro della Meraviglia, progetto partecipativo presentato durante il Laveno End of Summer Festival 2025, in collaborazione con il Festival della Meraviglia. Oltre seicento post-it, scritti spontaneamente da ragazze e ragazzi, hanno dato forma a una vera e propria mappa emotiva generazionale.
Un termometro del presente
Le risposte raccolte sono state analizzate dal dott. Raffaele Mattei, psicologo e psicopedagogista con oltre trent’anni di esperienza tra Italia e Svizzera. Dal materiale emerso, due parole-chiave si impongono con forza: relazione e condivisione.
«I ragazzi non parlano di oggetti o di status – spiega Mattei –. Parlano di legami: amicizia, famiglia, persone significative, luoghi che sentono come casa. Cercano relazioni che durino nel tempo. È ciò che manca di più». La meraviglia, per loro, non è evasione: è presenza.
Le parole raccolte sono state rielaborate in due “nuvole” concettuali: una che raccoglie ciò che suscita meraviglia, un’altra ciò che accade quando ci si meraviglia.
Al centro emerge un’idea semplice ma radicale, racchiusa anche nel motto del Festival della Meraviglia, ispirato a G.K. Chesterton: «Il mondo non perirà per mancanza di meraviglie, ma per mancanza di Meraviglia».
Non accumulo di stimoli, dunque, ma capacità di sentire.


Ma allora la Meraviglia è diventata solo individuale?
Tuttavia, questa centralità dell’esperienza personale apre anche una domanda più scomoda. Se la meraviglia, nei post-it, appare così spesso legata a dimensioni intime, relazioni ristrette, vissuti individuali, non è forse anche il riflesso di un orizzonte collettivo che oggi fatichiamo a immaginare?
La scarsità di riferimenti a progetti comuni, futuri condivisi o spazi pubblici non va letta come disinteresse o chiusura. Al contrario, può essere interpretata come un sintomo. Forse non è questo il tipo di realtà che i giovani vorrebbero vivere, ma quella che si trovano davanti: una società che offre poche occasioni di partecipazione reale e che spinge a rifugiarsi nel privato, nell’unico spazio percepito come ancora controllabile.
In questo senso, i post-it non raccontano soltanto ciò che fa meravigliare, ma anche ciò che manca. E pongono una domanda implicita, ma urgente: che fine ha fatto l’idea di un “noi”?
Ed è proprio qui che la meraviglia torna a essere un atto politico nel senso più profondo del termine: relazionale, non ideologico.
Secondo Mattei, oggi i giovani non sono disillusi come spesso si racconta. Al contrario: «Li sento desiderosi di dire la loro. Il problema è che non hanno spazi reali. Il pensiero resta in mano agli adulti, che spesso impongono visioni lontane dal loro vissuto». Il digitale diventa così l’unico luogo di espressione, salvo poi essere demonizzato dagli stessi adulti che lo abitano quotidianamente. Ma il nodo non è la tecnologia: è l’ascolto.

La meraviglia come esperienza condivisa
«La meraviglia non è individuale – conclude Mattei –. Un paesaggio è bello da soli, ma diventa meraviglioso quando lo condividi».
È questa visione che anima il Festival della Meraviglia: creare spazi dove pensiero, emozione e comunità possano incontrarsi senza filtri, slogan o risposte preconfezionate. In un tempo in cui il dialogo tra generazioni sembra sempre più fragile, il Festival della Meraviglia si propone come luogo di ascolto, confronto e possibilità.
L’appuntamento di quest’anno è per l’8, 9 e 10 maggio. Tre giorni per fermarsi, interrogarsi e – forse – tornare a immaginare insieme forme nuove di meraviglia condivisa.









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