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Addio al generatore, l’Alpe Bovis di Dumenza diventa un rifugio hi-tech (ma con l’anima antica)

Grazie a un bando regionale da 89mila euro, il rifugio punta sull’autosufficienza energetica e idrica. Un investimento che guarda al futuro solare, senza però rinunciare alla stufa a legna e ai sapori autentici dell’Alpe

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Ore sei del mattino. Mentre la valle dorme ancora, all’Alpe Bovis di Dumenza si accende la stufa economica a legna. Jessica Longo inizia a scaldare la cucina: ci sono le marmellate da finire, i cornetti alla cipolla caramellata da infornare e le pentole di ghisa da mettere sul fuoco per gli spezzatini e le salsicce. Fuori, il marito Fabio prepara il portico. Sistema i tavoli, passa il soffiatore, organizza lo spazio per la polenta. Se il lavoro lo permette, si fermano mezz’ora a guardare l’alba prima che arrivino i primi escursionisti.

«Facciamo tre anni proprio ora – racconta Jessica – e la prima cosa che ho fatto nel 2023 è stata iscriverci all’albo regionale dei rifugi. Sapevamo che qui la corrente non arrivava, ma siamo gente di montagna e ci sappiamo arrangiare».

Per tre anni, la mancanza di elettricità è stata la normalità. Niente frigoriferi, niente scorciatoie. Gestire un rifugio così significa lavorare solo su prenotazione, calcolare ogni ingrediente per non buttare via nulla e adattarsi ai tempi della legna. Una scommessa che ha ripagato: «Non pensavamo che la nostra cucina potesse attrarre così tanta gente, siamo felici che molti siano venuti a conoscere questa valle».

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Una scelta di vita

Dietro la gestione c’è una vita passata tra boschi e malghe. Fabio ha fatto il boscaiolo per 29 anni, Jessica ha lavorato nella ristorazione e come casara negli agriturismi della zona. Prima vivevano al Lago Delio, ma sentivano che mancava qualcosa. «Lì era solo vivere – spiega Jessica – qui invece abbiamo unito casa e lavoro. È sempre stato il nostro sogno».

Anche per il figlio Elias, 12 anni, la montagna è casa. Le giornate sono le stesse: ogni mattina si scende a valle per la scuola e poi si risale tra i faggi nel pomeriggio. «Ci metti mezz’ora di strada in più – conclude Jessica – ma tutto viene ricompensato. Quando arrivi quassù e tiri un respiro grande, capisci che ne è valsa la pena».

Un rifugio, non un ristorante

La struttura è rimasta fedele alla sua misura: un’unica camera con cinque posti letto sul soppalco e una saletta da dodici posti per mangiare quando il tempo non permette di stare in terrazza. Si arriva solo a piedi, con trenta minuti di bosco su sentiero. «È la nostra fortuna. Chi sale cerca un’esperienza, non un servizio. Solo per gli anziani che vogliono tornare a vivere questi posti mettiamo a disposizione la navetta, ma solo per chi ha bisogno davvero».

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Verso l’”autosufficienza”

Questo modo di abitare la montagna ha aperto la strada a un cambiamento importante. Insieme al Comune di Dumenza, proprietario della struttura, il rifugio ha ottenuto circa 89mila euro dal Bando Rifugi di Regione Lombardia. Sono risorse che serviranno a chiudere l’epoca del generatore e a investire sull’autosufficienza: pannelli solari, batterie di accumulo, un bacino a valle per l’acqua invernale e un sistema per l’acqua calda.

Il Bovis diventerà un rifugio ecosostenibile a tutti gli effetti, ma la tecnologia servirà a semplificare il lavoro, non a snaturare i sapori. «Anche quando avremo la corrente, io continuerò a cucinare con la stufa a legna – assicura Jessica -. La nostra polenta la senti che è affumicata, così come le crostate e i formaggi. Sono sapori che non vogliamo perdere».

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Pubblicato il 20 Marzo 2026
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