L’anno del Cavallo di Fuoco sorge sul Lago Maggiore: il Losar sherpa ad Albagnano
Colori, canti e gesti millenari hanno segnato il Capodanno tibetano presso l'Healing Meditation Centre. Una celebrazione di rinascita che ha unito la comunità sherpa varesina al territorio in un messaggio di pace universale
Un ponte tra le vette dell’Himalaya e le sponde del Lago Maggiore. Sabato 21 febbraio, l’Albagnano Healing Meditation Centre si è trasformato nel cuore pulsante delle celebrazioni per il Losar, il capodanno sherpa, tibetano, gurung, tamang e thakali. L’ingresso nel 2153, l’anno del Cavallo di Fuoco, è stato vissuto come un momento di profonda spiritualità e condivisione interculturale.
I simboli del rinnovamento
La giornata, promossa da Ngima Sherpa per l’associazione “Nepal nel cuore ODV”, è iniziata con la suggestiva Puja (preghiera rituale) officiata dai monaci. Davanti a un braciere rituale, il fuoco ha consumato rami secchi e verdi: un gesto potente per simboleggiare il passato che si dissolve e le negatività che lasciano spazio a nuove opportunità.
“Vedere così tante persone riunite è stato un dono – ha dichiarato Ngima Sherpa –. Il Losar è una festa di speranza e buon auspicio; condividerla con la comunità di Varese e provincia ha reso questo inizio d’anno ancora più speciale”.
I “Cavalli del Vento” e il lancio della farina
I momenti più emozionanti hanno riguardato i rituali collettivi che caratterizzano questa millenaria tradizione:
Le Lung Ta: il cambio delle bandiere di preghiera, note come i “cavalli del vento”. I loro cinque colori (blu, bianco, rosso, verde e giallo) hanno ripreso a sventolare per diffondere mantra di pace e salute.
Il lancio della farina: un’offerta al vento affinché porti prosperità e armonia a tutti gli esseri viventi.
Danze e canti: la festa è proseguita con esibizioni in costumi tradizionali sherpa, indossati dai membri della comunità come segno di orgoglio e custodia delle proprie radici.
Insegnamenti e comunità
Tra i partecipanti spiccava la presenza di Lama Caroline, figura di riferimento della tradizione NgalSo e attiva da anni ad Albagnano. La sua opera è fondamentale nel rendere gli insegnamenti del buddismo tibetano accessibili e vicini alla quotidianità delle persone che frequentano il centro.
L’evento non è stato solo una ricorrenza religiosa, ma un vero incontro tra popoli, capace di unire culture diverse sotto il segno del “cuore aperto” e di un rinnovato spirito di comunità.






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