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La notte indimenticabile di Milano: colori, boati ed emozioni per l’apertura delle Olimpiadi

Serata memorabile a San Siro, tra grandi esibizioni canore, affetto per il Presidente Mattarella, e la magia che si ripete ogni volta che i Cinque Cerchi salgono in cielo

Generico 02 Feb 2026

Dal nostro inviato – Boati, colori, affetto, emozioni. La cerimonia di apertura di Milano Cortina 2026 non ha tradito le attese nel caro, vecchio stadio “Meazza” che si fregia così dell’appellativo di “Olimpico” poco prima di andare in pensione e alla… rottamazione già prevista. Ma forse anche per questo San Siro appare ancora più bello, con le sue rughe ma anche con la sua storia eccezionale, adatta ad accogliere un evento – appunto – eccezionale. I primi Giochi di sempre in Lombardia, i primi così diffusi da avere una cerimonia su più sedi visto che in parallelo le Olimpiadi si aprono anche a Cortina e – in parte minore – a Predazzo e Livigno.

Boati e colori, dicevamo in apertura: i primi accompagnano un po’ tutti i momenti topici della grande notte di Milano, i secondi compaiono in apertura con tre “tubetti giganti” a inondare di tonalità calde il “prato” di San Siro e con il verde-bianco-rosso a caratterizzare una sfilata di moda (che precede l’inno di Mameli e l’alzabandiera) nel nome di “Re” Giorgio Armani.

A proposito di sovrani… repubblicani, il primo boato davvero notevole esplode per il Presidente Sergio Mattarella, protagonista di uno sketch in video con Valentino Rossi (quest’ultimo in versione tranviere) e poi benedicente dal palco centrale accanto alla presidente del CIO, Kirsten Coventry, ex nuotatrice e campionessa olimpica per lo Zimbabwe. Per Mattarella non finirà qui, perché tornerà protagonista al momento della dichiarazione di apertura dei Giochi.

Passate tra gli applausi le grandi voci di Mariah Carey (con Modugno) e Laura Pausini (con Mameli), l’emozione più forte sul lato show è arrivata quando i cinque cerchi dorati si sono elevati in cielo formando il più famoso dei simboli delle Olimpiadi, rimasto sospeso al centro di San Siro. Un momento forte, quasi commovente pensando a quel che rappresentano i Giochi e lo Sport per tante persone.
Un’emozione che tornerà – fortissima – più avanti quando sarà Andrea Bocelli a cantare l’aria del “Nessun dorma”, perfetto per la notte, con la sua potenza. Perfetto per accompagnare la fiamma olimpica fuori da San Siro, portata dagli eroi “del posto” Baresi e Bergomi e dalle due nazionali di pallavolo, femminile e maschile.

LA SFILATA

Più complicata invece la sfilata delle delegazioni: la “diffusione” di Milano Cortina ha tolto in parte la bellezza della “passeggiata” di massa all’interno dell’arena, perché molte nazioni non sono rappresentate nelle discipline del ghiaccio (quelle che si disputano a Milano) ma solo in quelle della neve. Così, per forza di cose, diversi Paesi sono stati rappresentati solo dalla figurante con il cartello mentre gli atleti hanno sfilato a Cortina e sul maxischermo. Ma non si poteva fare altrimenti.

Detto questo, ogni squadra si è presa il suo bell’applauso – anche quelle in contumacia – a partire dall’Armenia, la prima con atleti a Milano. Tanta simpatia anche per quei Paesi “improbabili” a livello di sport invernali (lo diciamo con il massimo affetto) come il Benin, la Nigeria o gli Emirati Arabi. E alcuni – come i leggendari giamaicani del bob – hanno ricevuto una vera e propria ovazione.
In una cerimonia quasi del tutto apolitica non sono però sfuggiti alcuni momenti: i fischi distinti a Israele, quelli misti a tanto tifo indirizzati agli USA e l’enorme affetto per la delegazione dell’Ucraina, accompagnata da un lungo applauso fin da quando gli atleti sono comparsi nell’androne. Infine l’Italia preceduta da Arianna Fontana e Federico Pellegrino e osannata dal primo all’ultimo passo, sulle note delle Nozze di Figaro.

I DISCORSI

Tanti i consensi per le due massime autorità presenti, quelle chiamate a parlare: Giovanni Malagò, presidente di Milano Cortina 2026 e Kirsty Coventry, prima donna alla guida del CIO. Interventi lunghi ma interrotti spesso dagli applausi e, sicuramente, molto graditi: Malagò ha citato lo “Spirito Italiano”, Coventry ha risposto con il terminie africano “Ubuntu”. Entrambi hanno ringraziato prima di tutto Mattarella che – con il sottofondo del coro “Sergio Sergio” arrivato dagli spalti – ha dichiarato aperti i Giochi, i quarti in Italia, i terzi invernali.

IL GRAN FINALE

“Orfano” della fiaccola – anche questo è un evento speciale: il braciere esterno allo stadio – San Siro non ha smesso di fremere, accompagnando con attenzione la bandiera e l’inno olimpici. Il gran finale è altrove ma è come se fosse qui, con gli applausi via via più forti a ogni passaggio di mano della fiaccola fino all’ovazione per Alberto Tomba, Deborah Compagnoni (a Milano) e Sofia Goggia (a Cortina). L’accensione dei bracieri, globi che abbracciano a 360 gradi il fuoco sacro, è la conclusione perfetta per una notte memorabile, storica, difficilmente ripetibile.

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Pubblicato il 06 Febbraio 2026
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