Armi e coca fra lago Maggiore e Confine, così le valli invase dal malaffare nell’inchiesta della Finanza
Gli inquirenti hanno ricostruito il giro che ha portato in carcere sei persone fra le quali spiccano i nomi di Filadelfio Vasi e di Berardino Moneta, la vecchia guardia della mala varesina
Coca e armi. Buste da smerciare – più che semplici “bustine“ per vie delle importanti quantità – e pistole con le quali imporre la forza criminale.
Emergono particolari inquietanti dopo l’annuncio dell’esecuzione delle sei misure di custodia cautelare richieste dalla procura della repubblica di Varese e firmate dal giudice per le indagini preliminari sempre del capoluogo prealpino che hanno portato in carcere cinque italiani e un albanese vecchie conoscenze della mala locale su cui si staglia fra tutti gli altri un nome, quello di Filadelfio Vasi, ad oggi in carcere con l’accusa similare a quella che gli viene contestata dai magistrati di Varese, sempre armi e droga.
Grande curriculum criminale, Vasi è stato ultimamente al centro di processi legati alle rapine a mano armata, risalenti ad anni fa, al confine con la Svizzera, oltre al clamoroso tentativo di evasione in tribunale a Varese e alle aderenze col tifo irriducibile dei Blood & Honour.
Ma dalle carte firmate dal procuratore Antonio Gustapane che aveva delegato l’attività di indagine di polizia giudiziaria alla guardia di finanza del Gaggiolo emerge anche un altro nome di recente comparso sulle cronache locali perché imputato in un processo in corso dove viene contestato l’abbondante impiego del “metodo mafioso” per il controllo del territorio.

Si tratta di Berardino Moneta, “Dino“ per gli amici, che secondo quanto contestato – tutti innocenti fino a prova contraria – era in questa ultima indagine venuta ieri alla luce uno dei promotori dei grossi giri di cocaina che si muovevano fra Buguggiate e Verbania, «botte» di bomba anche da oltre un chilo alla volta che venivano immesse nei più svariati circuiti di smercio, con possibili contatti anche con altri contesti, come quelli legati alla grande operazione “Note stonate” della questura di Varese portata a termine solo nello scorso ottobre e legata allo smercio di droga nei boschi e ai traffici di alcuni degli affiliati alla Gang 167, gruppo di musica Rap-Trap di Malnate che non faceva mistero, nei video clip musicali, di armi in bella posta, munizioni e droga.
Dunque un altro cerchio che si chiude legato ai traffici di stupefacenti e di armi che si muovono intorno alla città di Varese, scorrono nelle valli che portano verso la Svizzera e intorno al lago. Dunque cessioni di cocaina appunto vengono scoperte e contestate sul Lago Maggiore ma anche a Cuvio, Arcisate, Cuasso al Piano e Viggiù, Montegrino Valtravaglia, Germignaga, Mesenzana e Luino.
E come si anticipava nella medesima indagine vengono contestati anche il porto abusivo e la cessione di armi da fuoco con caricatore inserito e pronte allo sparo, molto utili per rendere credibili le minacce («domani porta sta macchina o t’ammazzo veramente, ti inizio a dar la caccia», e altro, pronunciato ad un interlocutore da Vasi per telefono a Varese fra il marzo e l’aprile 2025).
Nel corso delle perquisizioni sono state rinvenute anche diverse munizioni, cartucce calibro 12 cariche di piombo (la foto d’apertura dell’articolo). Perquisizioni sono state eseguite fra Verbania, Varese, la Valcuvia e Cesano Boscone nell’hinterland milanese.









