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Sul lago di Ghirla il 18 gennaio 1914 i primi campionati italiani di pattinaggio

Centodieci anni fa il piccolo specchio d'acqua ghiacciato vicino a Varese incoronava i campioni di specialità. Una sfida tra torinesi e milanesi in uno sport che ancora non era divenuto olimpico

Pattinaggio su ghiaccio varie

Torinesi e lombardi si guardano «con diffidenza», in quella gelida mattina del 18 gennaio 1914: sul lago di Ghirla – coperto da una lastra argentea di ghiaccio – sono pronti a sfidarsi per i primi campionati italiani di pattinaggio sul ghiaccio.

Il racconto riporta a un clima da belle époque e di primordi dello sport, a una Varese che era – con le sue valli – luogo di villeggiatura e di pratica sportiva per i milanesi: è quell’atmosfera che spesso anima i racconti e le raccolte di foto di Valganna.info, il portale animato da Paolo Ricciardi che costituisce un “deposito di memoria” fondamentale per tramandare la storia del territorio.

E certamente questi primi campionati italiani di velocità sono storia.
Il pattinaggio – specialità che si rifà ad una esigenza fondamentale dell’uomo, spostarsi in ambiente invernale – già godeva di una certa organizzazione: nel Nord America era molto popolare, nel 1892 era nata la federazione mondiale e nel 1893 nei Paesi Bassi si erano già corsi i campionati del mondo ufficiali, con diciassette atleti da Germania, Svezia, Norvegia e Paesi Bassi (la foto di apertura dell’articolo, indicativa del periodo, rappresenta invece lo statunitense Morris Wood e il norvegese Peter Sinnerud).

pattinaggio Ghirla

Il 18 gennaio 1914 sul piccolo specchio di ghiaccio del lago di Ghirla si sfidarono soprattutto due nuclei principali di pattinatori, che facevano capo a due città, Milano e Torino. E le cronache dell’epoca ricordano il clima quasi da derby, tra milanesi e lombardi, anche se lo sport era allora elitario e guidato dalle regole del bon ton, se non quelle della cavalleria. I lombardi giocavano in casa, essendo appunto allora il Varesotto meta di villeggiatura “dietro casa”, ma i torinesi avrebbero potuto comunque giocarsi la rivincita l’anno dopo, al Parco del Valentino.

Le due edizioni del campionato italiano – 1914 e 1915 – erano sotto l’egida della Società Italiana Pattinatori, a cui aderivano società di Milano, Torino, Como e anche la Pattinatori Varese, che si prese l’onere di organizzare, con il sostegno anche della Gazzetta dello Sport.

Nel pattinaggio di figura vinse il conte milanese Alberto Bonacossa, editore della Gazzetta, poliedrico sportivo che – oltre che campione di tennis – fu poi anche tra i protagonisti dell’hockey sotto la Madonnina.
Sulla distanza di 500 metri (antesignana dello short track) s’impose un altro milanese, Giuseppe Peck, con un tempo di 70 secondi. Fissò così il primo record di velocità italiano su quella distanza, a dire il vero ben distante dai 51,2 secondi registrati al mondiale 1893 da Jaap Eden.

Per fare un confronto l’attuale detentore del record italiano – David Bosa – ha coperto la stessa distanza in 34 secondi e 45 centesimi.  Mentre il record mondiale – del russo Pavel Kulizhnikov – è di 33 secondi e 98 centesimi.

Solamente nel 1924, alle Olimpiadi di Chamonix, il pattinaggio ottenne lo status di disciplina Olimpica, mentre lo short track (su 111 metri) venne incluso solo nel 1992 ad Albertville.

La memoria della competizione del 1914 non è paragonabile ad altri eventi sportivi successivi, come i due mondiali di ciclismo del 1951 e del 2008. Tra le curiosità si può citare però un libro che ha citato e preso spunto dall’evento del 1914: “La difesa scandinava” scritto da Emiliano Bezzon (ex comandante della Polizia Locale di Varese) e Cristina Preti.

pattinaggio Ghirla
Pattinaggio “ricreativo” a Ghirla negli anni Trenta-Quaranta

Nonostante il diffondersi di impianti dedicati a Milano, il lago di Ghirla mantenne una sua funzione anche “sportiva” per lungo tempo, almeno fino alla fine degli anni Trenta. Mentre oggi il ghiaccio si affaccia più raramente, complici gli inverni più miti.

Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 18 Gennaio 2024
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