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Tutto esaurito alla presentazione del libro di Paolo Pellicini al Verbania di Luino

Un melodramma in cui è presente una parte raccontata, una dipinta e una musicale, che corrisponde all'armonia di fondo che emerge. Un libro con tanti linguaggi e voci che rappresentano le diverse sensibilità dell'autore

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Uno sfondo mozzafiato che si intravedeva dai finestroni di Palazzo Verbania, oltre a una sala gremita, hanno accolto nel tardo pomeriggio di sabato 4 dicembre la presentazione del nuovo libro di Paolo Pellicini dal titolo “Riveglio. Anima, simbolo e arte”, editato da Flamingo Edizioni di Bellinzona.

«Ho scelto questa data perché in concomitanza con l’arrivo della magia del Natale. Visto che il libro parla di poesia e d’arte, speravo potesse rappresentare una sorta di festa, indice di fioritura dello spirito, di qualcosa di bello», ha detto Pellicini. Prima di procedere con la presentazione dell’opera, avvenuta tramite le parole di Roberto Radice, professore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dell’autore stesso e della professoressa Paola Biavaschi dell’Università degli Studi dell’Insubria, sono intervenuti il sindaco Enrico Bianchi e l’assessora alla Cultura Serena Botta: «Siamo molto contenti di questa serata ed è sempre un piacere collaborare con persone cortesi come Paolo, poter ragionare con chi ha sempre un sorriso in volto».

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A queste parole sono seguite quelle del professor Roberto Radice, che ha definito “Risveglio. Anima, simbolo e arte” polifonico, «un melodramma in cui è presente una parte raccontata, una dipinta e una musicale, che corrisponde all’armonia di fondo che emerge. La presenza di immagini e la spiegazione successiva tramite poesia, obbliga il lettore a uno sforzo di sintesi, mai banale e importante. È un libro – ha concluso Radice – con tanti linguaggi e voci che rappresentano le diverse sensibilità dell’autore, che si propone come un viaggio che ha una ragione per partire».

Un’opera che tratta di bellezza e di educazione ai sentimenti attraverso l’arte. «Una voce interiore mi diceva di tornare a parlare del linguaggio simbolico, del simbolo che rimanda oltre il visibile, quello di cui già narravo nel mio precedente libro “Silenzio, simbolo, sublimazione” – ha detto Paolo Pellicini – Ma perché tornare a trattare di questi argomenti? Dopo aver letto un articolo di Alessandro D’Avenia che riportava il concetto di “ritorno” alla sua origine, intesa come lavoro dell’artigiano, “torno”, ho cominciato la mia ricerca. Da una frase di Heidegger che dice: “Ormai solo un dio ci può salvare” ho iniziato a pormi delle domande: l’uomo ha ancora il desiderio di andare oltre e di ricercare la bellezza? E se questo desiderio è ormai caduto nell’inconscio, come è possibile risalire da questo doppio baratro? Così, difronte a tutte queste suggestioni, dove anche il quadro “I Calanchi” di Vincenzino Vanetti ha giocato un ruolo importante, ho deciso di proseguire. Ho ripreso ciò di cui avevo precedentemente parlato e ho aggiunto l’arte. Come potrete notare, inoltre,- ha continuato l’autore – ho affiancato immagini di quadri realizzati dai grandi mostri dell’arte, con artisti dei nostri luoghi, nel tentativo di valorizzare il nostro splendido territorio. Tra questi nel libro troverete Elena Rede, Italo Corrado, Marika Laganà, Lele Passera e Vincenzo Vanetti, dei quali alcune opere sono esposte all’ingresso».

«Ma quindi è tutto simbolico nella vita?», ha successivamente chiesto il moderatore Pietro Vagli. «Vorrei fosse questo piccolo estratto del film “Postino” con Massimo Troisi a rispondere (clip). Si, è tutto simbolico nella vita e io ho cercato di rappresentarlo nel mio libro attraverso la metafora del viaggio: un viaggio metafisico, un viaggio interiore, un viaggio verso l’altro e un viaggio nello sguardo del bambino poetico», ha chiosato Paolo Pellicini.

«Aggiungo che la parola risveglio – ha continuato la professoressa Paola Biavaschi rivolgendosi al pubblico e all’autore stesso – ha un significato enorme in questo momento, non so da quanto tempo sia in gestazione questa tua opera, ma oggi abbiamo davvero bisogno di questo risveglio. Soprattutto per quanto riguarda i giovani, hanno il timore di quello che potrebbe succedere e la paura di tornare a vivere, o addirittura di non riuscire a farlo come prima».

«Paolo Pellicini con questa opera – conclude Elena Rede, una tra gli artisti presenti nel libro – ci prende per mano e ci porta ad osservare ciò che noi oggettivamente non riusciamo a cogliere. Questo è un dono bellissimo, perché è come se ci dicesse: guardiamo un po’ aldilà delle cose».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 Dicembre 2021
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