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La riqualificazione delle Fornaci di Caldé arriva in Galles, al Center for Alternative Technology

Maximilian Ziegler, giovane laziale laureato in architettura al Politecnico di Milano e innamoratosi delle Fornaci di Caldè , ha scelto di renderle protagoniste del suo progetto di Master in architettura sostenibile

CASTELVECCANA, CALDE\'

Maximilian Ziegler, 26enne cresciuto in provincia di Viterbo, ci è capitato da turista qualche anno fa insieme alla sua compagna, argentina di origine ma residente in provincia di Varese, e delle Fornaci di Caldè si è innamorato. Quel tratto di costa del Lago Maggiore cha va da Castelveccana e Porto Valtravaglia è in effetti qualcosa di unico. Con le rocce imponenti e verticalissime che si tuffano in acqua, la vegetazione abbarbicata alle pietre e i resti di un’archeologia industriale del passato sono da sempre nel cuore dei varesotti.

L’area del Parco le Fornaci è anche fra le mete predilette nei mesi estivi per chi cerca un tuffo o la possibilità di passare una giornata al lago. Accanto vi sono le Fornaci, zona di proprietà di un privato che da decenni – passando facilmente da un buco della rete –  è, nei fatti, di uso pubblico.

Castelveccana, Caldè e le sue spiagge
  Il cancello che delimita la proprietà privata

Un’area che ha visto in passato anche appuntamenti fissi quali l’iniziativa “Puliamo le Fornaci di Caldè”, in cui tanti ragazzi armati di guanti e sacchi si preoccupavano di rimuovere i rifiuti lasciati dagli avventori. I vecchi edifici in diverse occasioni si sono trasformati in mura per i writers e vere proprie feste estive si sono tenute fra il lago e il bosco. C’è anche un gruppo Facebook dedicato e che raggruppa tutte quelle persone che, da anni, chiedono che lo spazio sia dato in gestione ad un gruppo o associazione di giovani per farne polo culturale e aggregativo. Come già avviene, senza che sia però “legale”.

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Maximilian ha così pensato di fare di questo luogo l’oggetto del suo progetto di master presso il Center for Alternative Technology – CAT, un eco-centro a Powys, nel Galles centrale, dedicato allo studio e alla realizzazione dello sviluppo sostenibile. Sono progetti che devono riguardare il recupero di vaste aree, problematiche dal punto di vista ambientale.

“Mi ci ha portato la mia campagna e sono rimasto affascinato e allo stesso tempo sorpreso che fosse in quello stato, che fosse tecnicamente chiuso alla comunità. Mi sembrava un controsenso palese. Capisco entrambe le posizioni di chi ne vuole usufruire senza restrizioni, come anche capisco il proprietario e il comune che ne vietano l’accesso anche per questioni di sicurezza – racconta lo studente -L’unica opzione possibile, che concili le due posizioni, è un progetto di architettura pensato con la comunità e il territorio. Che sia sostenibile dal punto di vista ambientale, economico e soprattutto sociale. E’ un posto magico, bisogna trovare il modo di conciliare tutte le istanze dei soggetti coinvolti.

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Secondo Maximilian l’architettura e la progettazione possono e devono fare qualcosa per questa situazione e per tante altre simili che esistono in posti bellissimi ma la cui gestione/fruizione è bloccata da questioni di proprietà, sicurezza e interventi costosi necessari al loro recupero. Per raggiungere questo obiettivo serve a suo dire una progettazione mirata e specializzata. “Se si pensa solo al tornaconto economico, è ovvio pensare di farci un resort di lusso, con appartamenti venduti in blocco, che risolve il problema della manutenzione. Ma posto unico come questo, con una storia che va dal va dal paleolitico alle fornaci non può diventare una colata di cemento di un chilometro. Sarebbe un peccato sottrarlo alle persone che da decenni lo utilizzano.”

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Quello a cui si riferisce Maximilian Ziegler è un progetto che prevede un giga intervento edilizio, con l’obiettivo di creare appunto un resort di lusso, fra appartamenti a picco sul lago e piscine di cui vi avevamo parlato in questo articolo.

L’area delle Fornaci è dismessa dal 1969, da quando i forni che producevano una calce finissima – tanto da essere utilizzata per la costruzione del Duomo di Milano – sono stati spenti. La famiglia Cometti, storica proprietaria, a quel punto aveva già venduto l’azienda alla famiglia Pennacchi di Roma che ne mantiene ancora la proprietà.

“Sto studiando strategie ambientali per la tutela degli ecosistemi per fare il cosiddetto re-wilding, termine controverso che rischia di interrompere processi ecosistemici se fatto in maniera superficiale, vorrei progettare – continua lo studente – strutture che possano facilitare questa attività e la realizzazione di percorsi e corsi per la cittadinanza: un luogo per fare birdwatching, uscite notturne e tante attività che permettano di conoscere a fondo l’ambiente unico di questo luogo. Il tutto cercando di conservare dal punto di vista ambientale e storico gli edifici, con un progetto incentrato sull’efficientamento energetico degli stessi. Quello che ci vedo è un posto a minima impronta edificata, integrato nel panorama e rispettoso degli equilibri in cui si inserisce.”

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Per realizzare il suo progetto, che ricordiamo è un progetto universitario che non mira a convincere investitori (ma se dovesse succedere, ben venga) e può quindi permettersi di volare alto, Maximilian sta svolgendo un’approfondita analisi del territorio, per capire le esigenze, soprattutto sociali, di chi quel luogo lo vive. Per questo ha creato un questionario, che vi invita a compilare, che potete trovare cliccando qui.

Conclude Maximilian: “Ho iniziato a pensare ad alcune ipotesi di funzioni o attività economiche sociali che si potrebbero fare lì. Io sono del Lazio e ho vissuto a Milano e in Germania. Mi occorre il parere di chi conosce il luogo perché il mio progetto vuole essere fondamentale per le persone che vivono quel posto. Quello che ho fatto è perciò chiedere di votare da 1 a 5 queste funzioni, con possibilità di inserirne di nuove, per avere una percezione più chiara anche in base all’età. Per ora non ho under 18, perché nessuno di loro è FB ma curioso è stato notare che persone di 40/50 anni abbiano difeso il diritto dei giovani di avere spazi e che probabilmente sono i genitori di quei ragazzi a cui manca un luogo di aggregazione.”

Calde Delia ilona

Ciò di cui Maximilian è sicuro e che è emerso con chiarezza dal suo questionario è quello che i varesotti temono di più: che un giorno quel luogo diventi ad uso esclusivo di qualcuno, definitivamente. Perché per quanto pericolanti e bisognose di manutenzione, le Fornaci sono entrate nel cuore di ognuno di loro.

Generica 2020

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 Novembre 2021
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