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In meno di 48 ore oltre 2mila firma per la petizione che chiede la riapertura delle dogane

Lanciata dai commercianti di Lavena Ponte Tresa, la raccolta firma per l'istituzione della "fascia dei 20 km" fa il pieno di adesioni fra italiani e svizzeri

Generica 2020

Lanciata nel pomeriggio di lunedì 31 Maggio, in poco meno di 48 ore ha superato abbondantemente la soglia delle 2mila firme. La petizione dei commercianti di Lavena Ponte Tresa ( qui la loro pagina Facebook) sulla piattaforma Change.org è indirizzata al Ministro della Sanità.

Cosa chiedono commercianti e cittadini

L’istituzione di una “fascia dei 20 km” dal confine entro cui i residenti italiani e svizzeri possano spostarsi liberamente da e per i rispettivi stati. Non solo per motivi di salute e lavoro, ma anche di ricongiungimento familiare o di spesa. Si legge infatti sul sito:

«Viviamo il paradosso di essere aperti sulla carta, ma di non poter lavorare. La dignità del nostro lavoro non può sottostare a mere norme burocratiche. Abbiamo chiuso quando c’era da chiudere, perché l’emergenza lo richiedeva. Ora che c’è da riaprire, chiediamo che si riapra per tutti. Come recita l’art 1 della nostra Costituzione “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Non chiediamo aiuti, chiediamo che ci venga data la possibilità di lavorare

Generica 2020

Perché?

Ad oggi l’ingresso in Svizzera è consentito. Quello in Italia (così come l’eventuale rientro, se a varcare la dogana fossero italiani) è invece concesso solo per motivi di lavoro ( es: i frontalieri), salute o con tampone negativo di massimo 48 ore. Anche per i bambini di pochi mesi. Non è concesso spostarsi a vaccinati e guariti da covid-19.

Il disagio economico e quello familiare

Decine di attività non vedono clienti da novembre, con un calo del fatturato che supera il 90%. Qui, sul confine, sono tanti i negozi che “vivono” grazie agli svizzeri. Lavena Ponte Tresa (come gli altri comuni di confine) ha più supermercati, ristoranti, negozi ed enoteche di tanti altri comuni con il triplo degli abitanti. Un’offerta pensata per “l’invasione degli svizzeri” che quotidianamente e soprattutto nel week end vi si recavano per diletto, spesa o vacanza.

Ma non solo economie in crisi. Molte sono le famiglie divise da nove mesi che, pur risiedendo a pochi chilometri di distanza non potevano ricongiungersi. Genitori e figli, nonni e nipoti, fidanzati.

Un’adesione senza confini

Delle duemila firme raccolte buona parte sono di cittadini svizzeri, desiderosi di rabbracciare i familiari e di tornare in Italia a fare la spesa, a mangiare una pizza, a trascorrere un week end nelle seconde case. Sono tante, anzi tantissime, le ragioni per firmare questa richiesta secondo promotori e sottoscrittori. Eccone alcune, da Change.org:

“Anche se non sono una commerciante vedo l‘assoluta necessità di aprire finalmente le dogane! Anche noi famigliari siamo profondamente delusi dai politici che non hanno mai considerato le famiglie-genitori/figli,fidanzati, affetti …I turisti vengono comunque, ma per noi è più complicato con tampone e moduli vari da compilare ogniqualvolta , per vedersi un attimo come famiglia! Aiutateci! Grazie!” Irene

“Sono Italo svizzera. Ho visto famiglie doversi incontrare sul ponte (della dogana, ndr)  per la festa della mamma …mi sembra che sia arrivato il momento di dire basta” Antonia

“Voglio poter andare a trovare la mia famiglia liberamente!” Cristina

“Oltre alla zona di 20 km dal confine io continuo a sostenere che nelle restrizioni vada creata un’eccezione per il ricongiungimento familiare, così com’è stato sempre fatto per motivi di lavoro, salute o urgenza” Ilaria

“La zona di confine è vita quotidiana tra due nazioni, dove le persone hanno il diritto di viverla” Mara

“Sono nativa ed ho la casa in provincia di Verbania e vorrei andarci senza sottoporre i bambini al tampone ogni settimana , vivo in Ticino entro i 20 km dal confine.”

Dove firmare

E possibile sostenere la campagna cliccando qui.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 Giugno 2021
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