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Preoccupa la tenuta delle terapie intensive: allo studio il piano per riaprire velocemente

Il Coordinamento delle terapie intensive lombardo smentisce la necessità di avviare l'ampliamento entro 48 ore ma mette in guardia dalla ripresa dei ricoveri

Varese - terapia intensiva Covid - foto di Maurizio Borserini

Non esiste un’allerta terapia intensive. Regione Lombardia smentisce la notizia della lettera spedita dal coordinamento delle terapie intensive lombarde in cui si chiede di riattivare 500 letti Covid nelle prossime 48 ore e di fermare qualsiasi attività non collegata alla pandemia. 

È lo stesso Coordinamento a ridimensionare la richiesta: « Non esiste alcun ‘documento riservato’ inviato dal Coordinamento ai vertici regionali. E’ certamente vero che, poiché gli indicatori epidemiologici indicano una ripresa dell’epidemia, si sta predisponendo un piano di espansione che prevede la possibilità di aumentare in tempi rapidi il numero di posti letto intensivi dedicati ai pazienti COVID. Non è invece stata data indicazione a “non riconvertire alcun letto all’attività di routine”, anzi il numero di letti intensivi per pazienti non-COVID è progressivamente aumentato nel corso delle ultime settimane.

Fin dall’inizio dell’epidemia, gli sforzi degli anestesisti-rianimatori lombardi sono stati tesi a garantire a tutti i pazienti, sia affetti da COVID sia da altre patologie, il massimo livello di assistenza utilizzando tutte le risorse disponibili».

Che il calo della pressione su questi letti proceda lentamente si vede anche dall’andamento all’Asst Sette Laghi di Varese dove i pazienti ricoverati in terapia intensiva si mantengono costanti attorno alla ventina come prima di Natale. Oggi se ne registrano 19.

La presa di posizione, si fa notare, è più legata a una preoccupazione per l’andamento degli indicatori pandemici mentre è ancora in corso la coda della seconda ondata, più che a un’impellente necessità.

Il 7 marzo scorso, erano stati proprio i medici delle terapie intensive della Lombardia a lanciare l’allarme che portò poi al lock down. «Le strutture sanitarie  sono sottoposte a una pressione superiore a ogni possibilità di adeguata risposta. Nonostante l’impegno del personale e il dispiegamento di tutti gli strumenti disponibili, una corretta gestione è ormai impossibile» dissero allora.

Non è questa la situazione assicura Regione. Ma la situazione resta preoccupante.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 Gennaio 2021
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