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Luca e Chris, salvi dopo tre notti al freddo

La storia dei due amici che sono riusciti a sopravvivere in fondo alla gola dove erano caduti per una scivolata

Avarie

La doccia, una bella mangiata e una dormita sdraiati su di un letto vero. A Luca e Christian mancano solo due cose da fare, dopo le tre notti passate all’addiaccio in una gola della Val Grande.

La prima è accendere una candela per il volo fatto nel fondo del Rio Pogallo, ché solo le foglie cadute dai faggi e dai castagni hanno evitato lo sfracellarsi di una gamba, o il picchiare la testa, foglie usate anche per accendere il fuoco con cui scaldarsi nelle gelide notti a mille metri protetti dal solo dolcevita.

La seconda cosa è stringere la mano al brigadiere Marco Finale e al suo equipaggio partito dall’eliporto della Guardia di Finanza di Venegono che questa mattina – martedì 26 – passate le 9 li ha visti sbracciarsi in fondo alla gola: «Siamo qui!», urlavano Luca e Chris, anche se le pale dell’elicottero non lasciavano passare la voce. Ma tanto bastava.

«Sono in fondo alla gola, li abbiamo trovati», hanno comunicato i militari dall’elicottero. Una frase che come un grillo è rimbalzata di radio in radio fino a Cicogna dove amici e parenti dei due varesini scomparsi non stavano nella pelle per l’emozione: «Vogliamo ringraziare tutti per quello che è stato fatto – dicono i parenti dei giovani salvati – . Il maresciallo dei carabinieri Sara Pitotti e tutta la caserma. Il Soccorso alpino, e quando abbiamo saputo che erano volontari siamo scoppiati a piangere una seconda volta».

Ma cosa è successo di preciso sabato scorso? E come si sopravvive al freddo e senza cibo?

Sabato, Christian Antoniello e Luca Guarracino, amici per la pelle, si sono incamminati lungo il sentiero che costeggia il Rio Pogallo dopo essere partiti da Cicogna sabato mattina. Alle 10.30 vengono notati da un escursionista a cui chiedono la strada migliore per arrivare a Pogallo. L’uomo solo ieri sera si è accorto della foto di quei ragazzi, che si trovava su tutti i giornali, e dell’appello delle famiglie. Così ha dato indicazioni preziosissime ai soccorritori che difatti oggi stavano per setacciare anche la zona alta del fiume, dopo le battute a valle di ieri, lunedì.

Sta di fatto che dopo circa sette ore di camminata da Cicogna, i due amici decidono di fare rientro e prendono un sentiero che solo all’apparenza li riporta a valle. La strada si fa stretta, il pendio scosceso ed ecco che vicino al fiume succede il guaio: le foglie accumulate col vento formano un falso strato di sentiero che li inghiotte entrambi portandoli sul greto del fiume, chiusi fra pareti di roccia.

«Se fossimo stati degli esperti scalatori saremmo risaliti da soli, ma non volevamo rischiare». In realtà la candela i due varesini la dovranno accendere anche per un tentativo maldestro di risalita finito tra gli alti strati di foglie che hanno attutito il salto. Che fare? Aspettare. «Qualcuno arriverà».

Giorgia, la ragazza di Luca, infatti, già nella serata di sabato, assieme alla suocera, tenta di raggiungere l’auto, ma senza esito: non sanno neppure dove sia parcheggiata: la troverà il soccorso alpino domenica mattina con l’inizio delle ricerche.

Intanto Chris e Luca sono in fondo alla gola. Accendono il fuoco con un accendino che trovano in fondo allo zaino. Passa la prima notte e riaccendono il fuoco di giorno nella speranza che il fumo segnali la loro presenza, ma niente, le pareti della gola sono troppo alte e lo sperato “effetto camino” non funziona: il fumo si disperde prima di arrivare in cima.

Passa un’altra notte, il cibo è finito, acqua da bere almeno ce n’è in abbondanza. I due ragazzi dormono vicini, abbracciati per proteggersi dal freddo e si arriva alla mattina di martedì quando vengono localizzati e salvati. Le loro condizioni sono ottime, sono stati ascoltati dai carabinieri, rifocillati e riportati a casa.

Li aspettano gli amici e i colleghi della Leonardo Elicotteri ma anche tanti sconosciuti che in questi giorni gli hanno inviato centinaia di messaggi di solidarietà. Avranno il tempo per rispondere a ognuno di loro, al caldo, e nelle proprie case.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 26 Marzo 2019
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