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“Trenord fa troppi treni”. Le parole dell’Ad mettono in agitazione i pendolari

I problemi con la manutenzione e i turni dei treni ha già comportato la sostituzione di diversi treni con autobus. Nel frattempo Marco Piuri, amministratore della società ferroviaria, ha messo il tema sul piatto: sarebbe un cambiamento di peso rispetto al modello fin qui perseguito

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Trenord vuole ridurre il numero di treni in circolazione? È una ipotesi, su cui l’azienda dovrà confrontarsi con Regione Lombardia, che programma il servizio di trasporto locale. Ma un’intervista all’ad Marco Piuri – e qualche indiscrezione successiva – ha messo in agitazione i Comitati pendolari.

«Trenord fa troppi treni» ha detto chiaro e tondo l’ad dell’azienda che muove i treni in Lombardia (nella foto). «Bisogna farli dove servono, perché il treno è un mezzo rigido, ingombrante e costoso, va fatto dove serve». Traduzione più spiccia: il treno serve su linee ad alto carico, dove c’è meno movimento di persone si può ripiegare sull’autobus.

Uno scenario che non piace ai rappresentanti dei viaggiatori: «I pendolari lombardi subiranno dei pesanti tagli alle corse dei loro treni sul territorio lombardo, quale conseguenza delle modalità inadeguate con le quali si sono sinora affrontati sia la normale amministrazione sia i problemi e le criticità del trasporto ferroviario in Lombardia. Una ipotesi «ritenuta fermamente ed unanimemente inaccettabile» dai rappresentanti dei viaggiatori lombardi alla Conferenza Regionale del Trasporto Pubblico Locale, Franco Aggio, Giorgio Dahò, Stefano Lorenzi, Matteo Mambretti, Sara Salmoiraghi. Che mettono sul banco degli accusati i «gestori di servizi ed infrastrutture» (cioè Trenord, ma anche FerrovieNord e Rfi, che gestiscono binari e stazioni) ma chiamano in causa anche la stessa Regione: «Grande è la responsabilità anche di Regione Lombardia, Ente preposto alla regolazione e controllo del sistema in quanto affidatario dei servizi ferroviari».

L’ipotesi di una riduzione del servizio è per ora una proposta che viene da Trenord (che – va ricordato – eroga il servizio che viene però programmato dalla Regione). Qualche servizio del Tg3 regionali, che accennava nuovamente all’ipotesi, ha poi contribuito ad aumentare l’attenzione sul tema da parte degli utenti. Il sistema è in sofferenza ormai da anni, ma di recente c’è stata qualche spia di un aggravarsi della situazione: i ritardi di Trenitalia nel fornire nuovo materiale ha spinto a soluzioni d’emergenza, come l’uso di treni Diesel al posto di quelli elettrici, ma anche a una soppressione di alcuni servizi. Ne hanno fatto le spese ad esempio linee a basso traffico come la Carnate-Seregno, in Brianza, linee di diramazione come quelle dell’Oltrepo Pavese, ma su molte corse anche linee con discreto “carico” come la linea per Mantova o la Luino-Gallarate, dove sono state soppresse una mezza dozzina di treni per giorni, in mancanza del materiale (le vecchie ALe582 di Trenitalia). E proprio la Luino-Gallarate aveva già visto nei mesi scorsi frequenti soppressioni “preventive” con sostituzioni con autobus, che soprattutto nelle ore di punta sono esposti al traffico sulle strade.

Quanto ha pesato questa situazione recente sull’uscita del nuovo Ad di Trenord, nominato a settembre al posto di Cinzia Farisè? Non lo sappiamo, ma di certo il tema è stato messo sul piatto. E non è tema da poco: uno dei fondamenti del sistema di trasporti della Lombardia, da un decennio e più, è l’idea che il servizio ferroviario sia diffuso e costante nell’arco della giornata, non solo nelle aree più centrali (la “raggiera” intorno a Milano) ma anche in zone più esterne, come la Lomellina, le zone montane, la Bassa bresciana. È l’approccio che ha salvato tante linee in anni in cui il Piemonte ha chiuso centinaia di chilometri di linee secondarie e Veneto ed Emilia-Romagna riducevano il servizio o lo sostituivano con autobus. Insomma: la richiesta di Piuri sarebbe una modifica significativa.

Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 05 Novembre 2018
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