Il carcere è la prima casa, detenuto deve pagare l’Imu
Il contribuente ha la residenza nel penitenziario di Bollate, per questo motivo il Comune ha dovuto applicare l'aliquota sulla seconda casa. Il sindaco: «Questa legge è blindata, non avevamo altre soluzioni»
«Dura lex sed lex» recita una massima latina medievale. La legge è dura, ma è sempre la legge, quindi non puo’ essere derogata, nemmeno quando di mezzo ci sono ragioni di umanità. Ne sa qualcosa il sindaco di Monvalle, Franco Oregioni (foto), che ha chiesto il pagamento dell’Imu a un suo concittadino detenuto nel carcere di Bollate (Milano) dove sta scontando una pena definitiva. «Avendo questa persona la residenza anagrafica nel penitenziario, quella è considerata la sua abitazione principale – spiega Oregioni -. Quindi per altri due immobili che ha in comproprietà con i famigliari abbiamo dovuto applicare l’aliquota prevista per la seconda casa».
Al detenuto non sono state notificate cartelle esattoriali, ma solo una lettera interlocutoria in cui l’amministrazione comunale contesta il mancato pagamento di una quota relativa all’anno 2012 spiegando le ragioni dell’applicazione dell’aliquota più gravosa prevista per la seconda abitazione. «Mi auguro – conclude il sindaco – che questa anomalia tutta italiana venga risolta dal legislatore, magari prendendo in considerazione oltre ai detenuti anche altri casi, come quelli dei lungodegenti».









