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Elisabetta Sgarbi al Sociale per il “Pianto della statua”

L’iniziativa, a cui parteciperà anche il filosofo Giovanni Reale, organizzato dal Centro Culturale Frontiera

Venerdì 3 aprile al Teatro Sociale di Luino alle ore 21 il Centro Culturale Frontiera inaugura la sua rassegna di proposte con la serata dedicata al “Pianto della statua” di Giovanni Reale e di Elisabetta Sgarbi. Presieduta dal Professor Roberto Radice, la neonata associazione si presenta al pubblico con una proposta ad ingresso libero appartenuta al celebre cartellone de La Milanesiana. Un evento unico per la città in cui un prezioso coffret edito Bompiani prende forma, donando anima all’inanimato…Per Elisabetta Sgarbi, l’espressione del suo talento artistico e la conseguente sfida è stata quella di farsi regista di un dvd in cui poter dare luce, corpo e quasi movimento alle statue. È la scommessa sperimentale, l’ennesima, di Elisabetta Sgarbi che prosegue nella sua multiforme attività culturale non solo di direttrice editoriale della celebre casa editrice ma soprattutto di appassionata creatrice di immagini con la sua vasta filmografia da regista e le curiose incursioni d’attrice in alcune opere. Presentato al Festival del film di Locarno “Il pianto della statua” trasmette profonde emozioni grazie a dolci contrasti trale luci e le ombre in cui l’ombra del compianto accompagna alla luce della Risurrezione; un’opera ben riuscita anche grazie al direttore della fotografia Daniele Baldacci e alle emozioni mistiche della musica di Franco Battiato e di Daniele Cacciapaglia. I compianti, detti anche lamentazioni o pietà, sono un genere artistico diffuso sia nella pittura – si possono ricordare i casi di Giotto, Beato Angelico e Botticelli – sia nella scultura ed avevano una funzione liturgica di carattere drammaturgico: sono l’ ultima stazione della Via crucis, ritualizzata dai fedeli durante il periodo della Quaresima. Nel libro di Reale e della Sgarbi vengono presi in considerazione i compianti di Niccolò dell’ Arca in Santa Maria della Vita a Bologna, di Guido Mazzoni a Modena, Busseto e Ferrara e, infine, una Deposizione di Antonio Begarelli. E se ne accompagna la loro descrizione visiva con testi di vari autori, come Tahar Ben Jelloun, Antonio Scurati, Vittorio Sgarbi, Michael Cimino, George Romero. Secondo Reale, è proprio il «grido» a caratterizzare questi compianti anticipando con ciò l’ Espressionismo. Reale paragona le espressioni di dolore delle donne di alcuni di questi compianti con Il grido di Munch. «Se si osserva con attenzione un particolare del viso di Maria di Cleofa di Niccolò dell’ Arca come Il grido di Munch, si rimane stupefatti per le corrispondenze analogiche perfette espresse nella dimensione del reale e in quella dell’ astratto». Secondo il celebre filosofo i messaggi dei compianti “portano proprio al centro della fede, al mistero di Cristo che con la sua morte celebra la morte della morte e annuncia la Risurrezione. Alcuni versi di Karol Wojtyla esprimono questo mistero in modo mirabile”. Grazie a Giovanni Reale e a Elisabetta Sgarbi, quindi, le statue, ci parlano, si muovono, in una sola parola, comunicano.

Pubblicato il 02 Aprile 2009
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