Il Consiglio Comunale di Sesto Calende al bivio sulla rete metano
La scelta tra la vendita degli impianti o l’affitto al nuovo gestore: un’operazione "senza rincari per i cittadini", spiega il Comune mentre prosegue la vertenza legale con l'attuale gestore
Il Comune di Sesto Calende si trova di fronte a un bivio tecnico ed economico: alienare la propria rete di distribuzione del gas naturale o mantenerne la proprietà, incassando un canone di concessione. La questione approderà a breve nelle commissioni del consiglio comunale, poiché l’attività di distribuzione, intesa come servizio pubblico, deve essere affidata tramite gara a gestori qualificati.
DUE LE OPZIONI: VENDITA O MANTENIMENTO
Il contesto è quello dell’ambito ATEM 2 Varese, che raggruppa 41 Comuni con Varese nel ruolo di capofila e stazione appaltante. A differenza del passato, quando ogni ente procedeva in autonomia, la normativa attuale impone invece gare sovracomunali. Il motivo, spiega il Comune con una nota, è quello di garantire maggiore efficienza e risparmi sui costi. In questa cornice, la gara prevede che il Comune possa vendere gli impianti al nuovo gestore a un prezzo basato sul valore industriale residuo, certificato da ANCI Lab. In alternativa, l’ente può restare proprietario dei tubi ricevendo un canone legato al rendimento del capitale, che decresce progressivamente con l’usura delle infrastrutture.
L’amministrazione ha sottolineato che, indipendentemente dalla strada intrapresa, non vi saranno ricadute dirette sulle bollette dei cittadini, assicurando che «non vi saranno nuovi oneri a carico degli utenti finali». Data la rilevanza della decisione, che supererà i confini temporali dell’attuale mandato, la Giunta ha optato per un metodo di lavoro condiviso attraverso «il confronto con tutti i gruppi consiliari».
IL TAVOLO DI LAVORO POLITICO E IL CONTENZIOSO
Il primo incontro con i rappresentanti politici è fissato per l’11 febbraio. Oltre alle strategie future, sul tavolo resta il nodo della vertenza con l’attuale gestore, A.G.RE, di Pero. La concessione, affidata nel 2004, è scaduta nel 2016 ed è attualmente in regime di proroga. Il contenzioso riguarda, specifica sempre il Comune, un canone annuo di circa 600.000 euro, che il concessionari, dal 2017, «non sta versando nella forma dovuta».
«Finora – spiega l’amministrazione -, il Comune ha ottenuto in giudizio di primo grado pronunciamenti favorevoli, ma sono pendenti i ricorsi in appello e la richiesta di A.G.RE. di rinegoziare il canone. Lo scorso dicembre il TAR ha accolto tale richiesta, precisando che tale negoziato non potrà comunque alterare il quadro economico né modificare le condizioni del rischio operativo assunto dal concessionario al momento in cui si aggiudicò la gara».










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