La lettera del soccorritore dalla Valle Vigezzo: “In montagna serve prudenza, nessun fungo vale una vita”
Dopo i recenti tragici interventi di recupero tra i boschi del territorio un volontario del Soccorso Alpino prende carta e penna per lanciare un accorato messaggio a tutti gli appassionati di montagna
I soccorritori impegnati nelle ricerche sui pendii alpini tornano a lanciare un accorato appello alla prudenza dopo i recenti tragici episodi che hanno colpito i cercatori di funghi. Attraverso una toccante lettera aperta, un operatore del Soccorso Alpino della Valle Vigezzo racconta in prima persona l’impatto emotivo delle tragedie in quota, mettendo in guardia dagli eccessi di confidenza e dai pericoli nascosti sotto il tappeto di foglie nei boschi di montagna. Il testo, firmato da un volontario del CNSAS al rientro da una faticosa operazione di recupero, riaccende i riflettori sui rischi legati alla stagione della raccolta dei funghi. La conoscenza pluriennale dei sentieri o l’esperienza accumulata non bastano a proteggere dalle insidie del terreno: una calzatura inadeguata, l’erba bagnata dalle rugiada mattutina o un singolo passo falso fuori dal percorso tracciato possono trasformarsi in incidenti fatali.
L’impatto sui familiari e il lavoro dei soccorritori
Particolarmente toccante è il passaggio dedicato al momento in cui viene data la notizia ai familiari delle vittime, un dolore devastante che segna profondamente anche chi indossa la divisa da soccorritore. L’autore sottolinea come la passione per la ricerca dei porcini non debba mai oscurare la percezione della realtà, spingendo le persone a sporgersi su crinali pericolosi o a nascondere le proprie mete per mantenere il segreto sulle zone più generose.
Le regole fondamentali per la sicurezza nei boschi
La lettera si conclude con una serie di raccomandazioni pratiche rivolte a chiunque decida di addentrarsi tra i boschi della valle: indossare calzature adeguate come scarponi alti, evitare uscite in solitaria, informare sempre qualcuno sull’itinerario prescelto e, soprattutto, avere l’umiltà di rinunciare quando il terreno diventa troppo impervio. Nessun cesto di funghi può valere il rischio di spezzare la propria vita.
Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta inviata da un operatore del Soccorso Alpino della Valle Vigezzo.
Gentile Direttore,
scrivo queste righe con le mani ancora sporche di terra e il cuore pesante, al termine di una delle tante giornate passate nei boschi della nostra Valle. Giornate in cui noi volontari del Soccorso Alpino lasciamo il lavoro, le famiglie e i nostri affetti per correre a cercarne altri. Affetti che, troppo spesso in questa stagione, non riusciamo a riportare a casa vivi.
Oggi ho visto da vicino il prezzo reale di una distrazione, di una scivolata in un canale impervio. Ho visto l’attesa straziante di una famiglia, quel briciolo di speranza che si spegne sul volto di una moglie e di due figlie nel momento in cui viene data loro la tragica notizia. È un dolore muto, devastante, che ti entra dentro e che nessun soccorritore, per quanto addestrato, riesce a dimenticare facilmente.
Ogni anno, con l’inizio della stagione dei funghi, assistiamo alla stessa identica scena. Sentiamo ripetere le stesse frasi: «Ma io quel bosco lo conosco – il racconto del volontario – vado lì da trent’anni, o il classico a me non succede».
La verità è che il bosco non fa sconti a nessuno. La montagna è bellissima, ma nasconde insidie spietate sotto un tappeto di foglie umide. Basta un passo di dieci centimetri fuori dal sentiero, una calzatura non adatta, o la fretta di raggiungere quel canalone scosceso per scivolare senza avere più la possibilità di fermarsi. La “febbre del fungo” oscura la percezione del pericolo, fa dimenticare che l’erba bagnata del mattino è come una pista di ghiaccio.
Non siamo qui per fare retorica o per vietare a nessuno di godersi la montagna. Siamo qui per fare un appello accorato alla responsabilità. Quando decidete di sporgervi su un crinale pericoloso, quando scegliete di non dire a nessuno dove state andando per mantenere il “segreto” sul vostro posto preferito, fermatevi un secondo. Guardate in basso e poi pensate a chi vi aspetta a casa la sera.
Pensate agli occhi dei vostri figli, dei vostri coniugi, dei vostri nipoti. Chiedetevi se quel cesto di porcini vale davvero il loro pianto, la loro vita spezzata, il loro eterno rimpianto. Vi preghiamo con il cuore in mano: lasciate a casa l’orgoglio del veterano. Usate scarponi alti e adatti, non andate mai da soli, comunicate la vostra posizione e, soprattutto, sappiate rinunciare quando il terreno si fa troppo ripido. Nessun fungo al mondo, nessuno, varrà mai il prezzo di una vita umana. Aiutateci ad aiutarvi.
Un Soccorritore della Valle Vigezzo





