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Al Judo Bu-Sen Luino una lezione speciale con Roberto Lachin, campione paralimpico

Una testimonianza di resilienza. "Il mio desiderio, nel aver fatto provare questa esperienza, è quello di insegnare ai ragazzi e agli adulti come la mancanza di un senso non ci renda persone da escludere o trattare diversamente"

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I gesti fatti con il cuore nascondono sempre qualcosa di speciale, coincidenze improbabili ed esperienze importanti.

È il 3 dicembre del 2021 e il due volte bronzo ai campionati italiani e cintura nera paralimpica di judo Roberto Lachin, grazie a Cristina Dedè, arriva a Luino e incontra Leonardo Marano, maestro del Judo Bu-Sen Luino, il quale con entusiasmo decide di lasciargli carta bianca per tenere una lezione con i suoi alunni. «Solo dopo abbiamo scoperto che era la Giornata internazionale delle persone con disabilità» racconta Marano. Un passato difficile quello di Roberto che ha però visto un susseguirsi di rivincite e rinascite importanti. A 9 anni gli è stata diagnosticata una retinite pigmentosa che lo ha portato alla completa perdita della vista nel 2004. Senza perdersi d’animo, nonostante la transizione difficile, si è laureato in Lingue e Civiltà Orientali con specializzazione in Letteratura del Giappone, si è sposato, ha avuto un bellissimo bambino e ha trovato un fedelissimo compagno di viaggio: il suo cane. Un giorno, nell’accompagnare il figlio alla prima lezione di karate, il suo cane invece che portarlo alla toilette, come da comando, lo ha condotto in una palestra di judo, dove un maestro lo ha invitato a fare una lezione di prova. Un caso o forse destino, non si sa, ma la cosa importante è che da quel giorno Roberto non si è mai più fermato, raccogliendo sempre più successi. A questo è seguita la creazione di “Mottapodcast”, una trasmissione podcast nella quale lui stesso intervista persone non vedenti provenienti da tutti i paesi del mondo. Abituato a viaggiare per raccontare la sua storia, sempre e solo accompagnato dal suo fedelissimo cane guida, per questa volta il campione paralimpico a Luino ha voluto fare qualcosa di diverso. Ha deciso di far allenare i ragazzi bendati, per metterli nella condizione di fare judo senza vedere. Gli ha insegnato come muoversi attraverso le parole e i rumori, trasportandoli così nella sua normalità. Con lui anche la luinese Elena Travaini, ballerina professionista ipovedente, che con entusiasmo si è cimentata in questo sport.

Un messaggio di inclusione, supportato dal grande maestro Leo Marano, che ha visto generazioni passare dalla sua porta. «Per me è stato un momento importante. Lo sport deve essere la bandiera di questi valori», dice Marano. Una dichiarazione d'”amore”, che è stata rilanciata anche da Roberto Lachin con un post sulla sua pagina Facebook: «Buongiorno amici oggi voglio raccontarvi una bellissima storia. Lo scorso venerdì 3 dicembre è stato per me un giorno davvero speciale. Durante una visita ad un’amica per registrare delle interviste che andranno in onda prossimamente sul Motto Podcast, ho avuto il grandissimo onore di essere ospite del Maestro Leonardo Marano del Judo Bu-Sen Luino. Per la prima volta ho potuto fare provare ad allievi di tutte le età e categorie l’esperienza del judo al buio. I ragazzi si sono bendati ed hanno svolto esercizi di riscaldamento, scambi di proiezione, lotta a terra ed esercizi per migliorare la fiducia e la connessione tra di loro. Sono state spesso cambiate le coppie di lavoro includendo all’interno dell’esperienza anche ragazzi disabili tra cui la ballerina professionista Elena Travaini completamente estranea al mondo del judo. Il mio desiderio, nel aver fatto provare questa esperienza, è quello di insegnare ai ragazzi e agli adulti come la mancanza di un senso non ci renda persone da escludere o trattare diversamente. La loro reazione dopo un ora e mezza calati nel buio è stata quella di realizzare che ci siano delle difficoltà oggettive nello svolgere azioni molto semplici ma questo non vuol dire che non si possano fare. Non hanno mai alzato la mascherina ed anche quando un esercizio sembrava molto difficile lo hanno ripetuto più volte fino alla perfetta esecuzione. Questo piccolo momento trascorso insieme spero che possa restare nei loro cuori e li possa guidare nel cammino della loro vita verso una mentalità aperta ed inclusiva verso tutti.
Sono infinitamente grato al Maestro Leo Marano per avermi permesso di raccontare la mia storia e fare toccare con mano il mio mondo a questi mitici Judoka! Non vedo l’ora della prossima estate – conclude – per poter provare con loro una nuova esperienza all’aperto, immersi nella natura e concludendo con una bella grigliata tutti insieme».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 Gennaio 2022
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