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Perché a Sesto Calende si parla di nuovo della moschea

Dopo la sentenza del Consiglio di Stato gli uffici comunali sono al lavoro per l’individuazione di un’area di culto per l'associazione islamica ticinese. Le opposizioni chiedono trasparenza all’amministrazione, da sempre contraria all’idea di una moschea

islam - moschea foto - pixabay

(foto Pixabay)

Se una sentenza del Consiglio di Stato ha posto fine al contenzioso tra il Comune di Sesto Calende e l’associazione islamica ticinese, il dibattito politico sulla moschea invece continua e il tema torna all’ordine del giorno anche in consiglio comunale.

Dopo quasi un decennio di spese legali, e una serie di sentenze avverse alla posizione del Comune, l’amministrazione sestese si è vista costretta dalla legge a dover individuare un’area di culto (di conseguenza soggetta a norme specifiche) riservata ai fedeli musulmani. Attualmente la sede legale dell’associazione islamica si trova in via Cavour mentre quelle operativa, per il momento, a Castelletto Ticino.

Una sconfitta giuridica (costata quasi 100mila euro in 8 anni) che lascia «preoccupata» la giunta guidata dal sindaco Giovanni Buzzi, che incolpa l’associazione islamica di aver gonfiato il numero dei propri iscritti, accusa ribadita in particolare dal capogruppo di maggioranza Marco Colombo, primo cittadino dal 2009 al 2018, da sempre intransigente sulla questione.

«Mai una moschea a Sesto Calende: non cediamo neppure due centimetri della nostra città» diceva nel 2014, durante la campagna elettorale, e lo ha ribadito recentemente anche in consiglio comunale, dichiarando anche di essere pronto anche a «dimettersi» nel caso. Parole sue.

Moschea Sesto Calende

Colombo: “Sarà la prima moschea in provincia di Varese, una delle prime dieci in Italia”

Il dibattito naturalmente si è trasferito sui social. «Spero non accada mai» ha scritto domenica 28 novembre il consigliere regionale della Lega su Facebook, invitando tutta la cittadinanza a dire “unita di no” dopo aver postato la foto della moschea di Ravenna.

«Tutte quante le nostre frazioni hanno terreni liberi per essere trasformati con destinazione a luogo di culto, come prevede la normativa – prosegue Colombo accusando la “sinistra sestese” di provare “piacere nel sostenere le istanze di una piccolissima parte di residenti sestesi di fede musulmana” -. Io sono per la libertà di culto, ma Sesto Calende non può ospitare la prima moschea della provincia di Varese e una delle prime dieci in Italia. Avremmo un turismo religioso incontrollato, che porterebbe in pochi anni, così come è successo nelle altre località dove si è insediata una moschea ufficiale, ad uno stravolgimento del tessuto sociale e culturale della frazione o, addirittura, dell’intera cittadina. Pensate ad una moschea di un migliaio di metri quadrati e agli effetti dirompenti che avrebbe sulla frazione che la ospiterà».

Moschea Ravenna

La posizione del sindaco Buzzi

Difensivista è invece la posizione del primo cittadino Buzzi: «Nessuna aggressività da parte nostra, semmai il contrario: sono gli islamici che hanno fatto causa al Comune e non viceversa: il Comune si è sempre esclusivamente difeso, oppure ha chiesto ricorso quando le sentenze al TAR risultavano sfavorevoli».

Le opposizioni: “Serve trasparenza. La Costituzione non si può disapplicare a Sesto”

Mentre, almeno a livello pubblico, l’associazione islamica continua a mantenersi silente i due gruppi all’opposizione Insieme per Sesto e Sesto2030 chiedono invece trasparenza all’amministrazione comunale, in più occasioni rimproverata dalle parti di aver procrastinato la vicenda per anni (con l’accusa di fini elettorali) anziché affrontare realmente i bisogni dei fedeli musulmani e della città.

«La nostra idea su questa vicenda è nota da sempre e non cambia: la Costituzione non si può disapplicare a Sesto. Colombo prova a sfuggire alle proprie responsabilità e tenta di nascondere i fatti, ma la semplice verità è chiara a tutti: il Comune deve applicare una sentenza definitiva» questa la risposta di Insieme per Sesto l’indomani del post di Colombo.

«L’unico risultato di Colombo è stato far fare a Sesto una brutta figura e far vivere ai sestesi ad una lunga stagione di divisione – prosegue il gruppo di centrosinistra -. La decisione urbanistica sul dove farla spetta prima di tutto alla maggioranza che non può sfuggire a questa responsabilità e soprattutto non può sottrarsi ancora al dovere di agire, nell’interesse di tutti, con misura e moderazione per favorire il dialogo e una buona soluzione del problema, nei tempi giusti. È inutile raccontare bugie all’infinito, non si sfugge alla logica: non si può far credere al tempo stesso di poter dire no a qualsiasi luogo di culto non cattolico e poi far credere che il Comune non potrà in alcun modo impedire che si faccia proprio a Sesto la “Grande Moschea di Lombardia”. Non è così, perché spetta al Comune stabilire i limiti di un edificio che corrispondano alle necessità di una piccola comunità locale».

Più pragmatica, ma non meno critica, la posizione di Sesto2030 che già lo scorso venerdì aveva anticipato di voler presentare un’interpellanza al prossimo consiglio comunale.

«L’approccio di governo a Sesto Calende ha portato allo scontro, nel quale ognuno ha sostenuto le proprie posizioni (immutabili) non arrivando ad alcuna soluzione – commenta Sesto2030 -. Siamo stufi di sentir parlare solo di questioni di principio, che riempiono il dibattito con un argomento senza trattarlo a livello pratico. È chiaro che il solo diritto costituzionale che sancisce la libertà di culto non può creare le condizioni per una reale integrazione. Chiediamo a tutte le parti in gioco di fare scelte coraggiose basate sul dialogo, andando oltre risentimenti o paure. Anche la comunità islamica deve fare la sua parte. Se si chiede di essere accettati si deve iniziare con l’accettare: con l’aprirsi alla conoscenza e al confronto. Ed è quello che stiamo chiedendo alla Comunità».

La soluzione proposta dal gruppo rappresentato da Simone Danzo e Alessandra Malini è quella di una “road map” per far sapere a tutta la cittadinanza, i modi e i tempi, e per creare un vero dialogo, non uno scontro, che permetta di agire secondo le necessità di entrambe dell’associazione e del Comune.

Quello che è certo, viste queste premesse, è che il consiglio di mercoledì promette ancora una volta di essere infuocato, come già successo in passato quando si è parlato di moschea, ma soprattutto, che dopo tanti anni di discussioni questa vicenda si appresta all’inizio della sua conclusione.

Marco Tresca
marco.cippio.tresca@gmail.com
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Pubblicato il 30 Novembre 2021
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