Storia di Manuela: dopo il cancro, la nuova sfida è la Maratona di New York

Verbania -

VERBANIA - Manuela va di corsa. E da quando ha battuto il cancro, non la ferma più nessuno. Il prossimo 5 novembre, tenterà anche di conquistare la Grande Mela in quella maratona che da tutto il mondo richiama podisti e messaggi positivi. Come il messaggio che lei e le sette colleghe del “Pink is good running team” della Fondazione Umberto Veronesi, con la loro presenza testimonieranno. “Fiducia nella ricerca”, il primo punto, il senso di tutto, anche del loro essere qui, oggi, più forti di prima. Ed è il senso del loro correre a perdifiato sulle strade di New York.
Manuela Raja Prestifilippo, una bella donna di 32 anni, fascino siciliano e parlantina sciolta da giornalista televisiva, da anni vive a Verbania. Non ne aveva ancora compiuti 30 quando arrivò la diagnosi: tumore al seno, e fu l’inizio di una via Crucis simile a tante altre, tra operazioni, devastanti chemioterapie, e la paura di un corpo che improvvisamente diventava nemico.   
Ti senti pronta a battere il vento?
Manuela ride “Non esageriamo, per favore. Comunque sì, sono pronta, almeno, così dice l’allenatore che da sette mesi ci segue. Adesso e fino al momento della partenza si tratta solo di mettere a punto la tecnica e mettere chilometri nelle gambe. Sono carichissima, e dire che alcune di noi erano partite da zero, ma abbiamo lavorato proprio bene è stato anche un sacrificio, due allenamenti settimanali a Milano, uno a casa, un regime alimentare da seguire e tante serate con gli amici saltate…ma ne è valsa la pena”.
Che cosa intendi quando dici “sono carichissima?”
Che tocco il cielo con un dito. Tutto questo mi restituisce un sogno e dire che solo due anni fa il sogno sarebbe stato semplicemente di correre la mezza maratona del Lago Maggiore, ma poi è arrivata la malattia … No, non avrei mai pensato di potermi preparare, ma poi ho aderito al bando della Fondazione, e oggi sono qui”.
Siamo d’accordo sulla bella testimonianza di forza e coraggio che il team porta in giro, ma per te, nel profondo, cosa significa correre?  
La maratona è la metafora di tutto quello che ho vissuto: ti dà un obiettivo, che sono quei 42 chilometri da percorrere e un traguardo da tagliare. Prima il mio traguardo era uscire dalla malattia. Ma ci vuole pazienza per arrivare a percorrere tanta strada di corsa, e io ci ho messo 8 mesi di allenamento. Anche con la malattia devi avere pazienza, sapevo di avere un cancro, sapevo di doverci fare i conti e che mi serviva innanzitutto pazienza per uscirne, perché la verità è che io non ho mai preso in considerazione ipotesi diverse.
Infine c’è un terzo elemento, quello della fiducia. Io ho fiducia nella medicina, nelle persone che si sono prese cura di me, fiducia nella ricerca. La maratona ti insegna ad aver fiducia in te stessa, anche la malattia me lo ha insegnato, anzi ha decuplicato la dotazione iniziale…
”.
E poi corri per la ricerca, come recita un famoso slogan
Corriamo per testimoniare, ma anche per promuovere gli eventi della Fondazione, il cui scopo è finanziare borse di studio per  giovani ricercatori, nessuna di noi dimentica che la ricerca ci ha salvato la vita”
E adesso chi ti ferma più
Chi ci ferma più, ‘Pink is good’ è un team formato da donne che hanno vissuto la malattia e l’hanno superata. E’ un gruppo fantastico, ognuna con la sua storia, ma accomunate tutte da un vissuto simile. Così ognuna porta il proprio contributo. La verità è che si gioisce tutte assieme e si condivide, nel bene e nel male, l’esperienza del cancro, col quale faremo i conti per tutta la vita”.
Insomma, persone positive con consapevolezza, senza incoscienza
Essendomi ammalata da giovane ho eseguito il test genetico, scoprendo che in me c’è la mutazione che mi predispone al cancro. Non avevo familiarità col male, e probabilmente nel mio nucleo familiare sono la prima persona ad aver maturato la mutazione. Questo significa che dovrò essere monitorata per sempre. Ma l’ho già detto, io mi fido della medicina…”.
Le tue parole fanno apparire le cose persino facili…
Per essere come sono devo ancora faticare, e seguire una terapia ormonale per cinque anni non aiuta. E’ un mega-percorso irto di difficoltà, ma se ne esce…con pazienza tanto per ripetermi. Ho fatto i conti anche con la paura di non piacermi più. Ho subito una masterectomia, poi ho scoperto che la chirurgia plastica non è solo estetica, ma è ricostruttiva. Ho seguito tante terapie, sono durissime, ma mi hanno salvata…la ricerca mi ha salvata. Oggi però promuovo la prevenzione, lo farò finché potrò, ho amiche che hanno scoperto la malattia semplicemente eseguendo una mammografia, l’hanno risolta in tempi brevi e con traumi minimi”.
Come sei cambiata in questo periodo?
C’è qualcuno che ha scritto che il saggio benedice la calamità, perché i semi che cadono germoglieranno. Ecco, in un certo senso ringrazio la malattia che ha messo in discussione tutta la mia vita. In questo lungo percorso ho guardato a tutti i miei errori, ora sono sicuramente più presente a me stessa, più tranquilla. Perché dopo aver picchiato la testa al muro ed esserti chiesta cento volte ‘perché a me’, ti rendi conto che non c’è risposta, o meglio, la risposta a me l’ha data solo il test genetico. E allora è inutile fossilizzarti su questo, vai oltre e guardi a cosa puoi imparare”
E tu che cosa hai imparato?
A non avere più paura di nulla”.

Manuela sarà ospite lunedì 9 ottobre dalle ore  21 alle 23 su Qvc Italia per parlare del progetto di Pink is Good. E prima della maratona di New York, il 22 ottobre, parteciperà a Milano alla alla PittaRosso Pink Parade, come #pinkambassador del #pinkisgood running team 2017.
In questi giorni anche La7 si occupa, mandando in onda appositi spot, del progetto della Fondazione Veronesi. Potremmo vedere Manuela il 31 ottobre alle ore 18.  Infine, per contribuire a finanziare la ricerca oncologica attraverso la Fondazione: www.retedeldono.it/en/iniziative/fondazione-umberto-veronesi/manuela.prestifilippo/per-la-ricerca-per-la-vita

Antonella Durazzo
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