Il miele di castagno di Romualdo Montevero al top della regione

Ameno -

Il 2017 è stato un anno difficile in Italia dal punto di vista produttivo per il settore del miele. Ma nel nostro territorio si è riusciti ad avere una produzione di grande qualità: ne sono testimonianza i premi che Romualdo Montevero ha vinto con il suo miele. Montevero, residente a Cureggio, produce il suo miele di castagno ad Ameno. La sua azienda, l'Apicoltura Miele Reale, a Castel San Pietro, in provincia di Bologna, a fine settembre si è aggiudicata le due gocce d'oro,  che tradotto significa il secondo posto ai Grandi Mieli d'Italia. Il concorso è certamente il più antico, il più rappresentativo (vanta il maggior numero di partecipanti, provenienti da tutte le regioni italiane) e il più attento al miglioramento delle qualità dei mieli italiani e alla promozione presso il grande pubblico. I mieli partecipanti al concorso vengono infatti valutati e analizzati (analisi organolettiche, fisico-chimiche, melissopalinologiche, nonché accertamenti dei principali residui di farmaci veterinari e del contenuto di piombo),e i risultati della valutazione vengono comunicati ai concorrenti in modo che possano migliorare in futuro le qualità dei mieli prodotti e resi pubblici online in modo che siano trasparenti per il consumatore. All’edizione 2017 del concorso hanno partecipato 802 diversi mieli. Tutte le regioni italiane sono state rappresentate, anche se la parte del leone l’hanno fatta la Lombardia (110 mieli in concorso),il Piemonte (85 campioni),l’Emilia-Romagna (83 campioni),la Puglia (63 campioni) e la Sardegna (56 campioni). I campioni riguardano ben 50 mieli uniflorali e 2 tipologie di millefiori (millefiori e millefiori di alta montagna delle Alpi). Tra gli uniflorali il più numeroso è stato il castagno, con 76 campioni in gara, superando, come già nel 2016, l’acacia, che ha partecipato solo con 57 campioni, a seguito di un’annata pessima dal punto di vista produttivo. Annata eccezionale per rododendro e agrumi, rispettivamente con 45 e 44 campioni in concorso. Tra i più rari: la lavanda dal Piemonte, il fieno greco dalla Puglia, il limonio (detto anche “miele di barena”) dalla laguna veneta.

La produzione del 2017 è stata scarsa in tutta la penisola ma con una accentuazione del danno al nord e centro-nord. I raccolti di miele di acacia, il monoflora di punta dell’apicoltura italiana, sono stati disastrosi nella generalità delle zone vocate con perdite stimate dell’80% rispetto alla norma. Va sottolineato anche che, a differenza di alcuni anni fa, l’acacia non si è prodotta nemmeno al centro e al sud. Scarsi ovunque anche i raccolti degli altri mieli primaverili. La causa è imputabile ad una forte e prolungata siccità, registrata fin dall’inverno 2016-2017, accompagnata da repentini abbassamenti termici e altri eventi meteorologici estremi che sembrano essere la caratteristica distintiva di un cambiamento climatico sempre più evidente. Il prolungarsi della grave siccità per tutto il corso della stagione ha inciso negativamente anche sui raccolti estivi. Si è prodotto poco tiglio in pianura e in collina, scarsi o nulli i raccolti di millefiori estivo e di melata. Il miele di castagno, nelle aree vocate, ha fatto registrare produzioni discrete anche se molto disomogenee, non sempre in linea con la norma produttiva. Qualche soddisfazione al sud per il miele di agrumi che ha fatto registrare buone rese in gran parte delle aree vocate e al nord per i mieli di alta montagna (tiglio, rododendro, millefiori). Ad aggravare l’annata negativa, la mancanza di una adeguata disponibilità di nettare che ha costretto gli apicoltori in molte regioni ad intervenire con della nutrizione di supporto sia per sostenere le famiglie nel corso della stagione che per prepararle ad un adeguato invernamento. Dopo il grande risultato in Emilia, per l'azienda di Romualdo Montevero è arrivata la conferma domenica scorsa a Ferrere d'Asti, con  il primo posto al concorso regionale

 

Redazione On Line
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