Idroelettrico, Uncem dice no al blocco degli incentivi sui piccoli impianti. I modelli positivi di Val Maira e Carcoforo

Roma -

La produzione di energia idroelettrica deve essere incentivata dallo Stato, all'interno del Decreto sulle fonti energetiche rinnovabili che la Conferenza Stato-Regioni-Autonomie locali analizzerà mercoledi pomeriggio. Uncem ha scritto al Ministro Di Maio, al Sottosegretario Crippa, a tutti i componenti della Conferenza chiedendo di individuare incentivi che differenzino, e premino, gli impianti virtuosi, realizzati in piena sostenibilità ambientale, sociale, economica lungo in corsi d'acqua. Senza incentivi, nella giusta misura, il settore del mini-idro, tutto l'idroelettrico muore. È un pezzo decisivo e imprescindibile delle rinnovabili, verso gli obiettivi europei condivisi con gli altri Paesi.

Uncem, nel portare all'attenzione la problematica, ha presentato i casi virtuosi di Carcoforo e della Valle Maira. Nel piccolo Comune della Val Sesia, sono due i piccoli impianti realizzati dall'Ente pubblico. Il primo usa lo scarico di una centrale del 1928 che fino al 1998 ha servito l'abitato. Non è stata realizzata alcuna opera in alveo, precisa il Sindaco Marino Sesone. L'impianto scarica in una vecchia roggia che alimentava mulino e segheria. Grazie a un mutuo di 90mila euro per la centrale e le tubazioni, il Comune ricava circa 10mila euro annui (l'energia è venduta al Gse, grazie all'incentivo, a 0,24 centesimi a chilowatt),con i quali riesce a pagare l'isolamento termico del centro polifunzionale del paese, unica e strategica struttura per le attività di aggregazione della comunità. Seconda virtuosa centrale di Carcoforo è quella realizzata sempre dal Comune sul potenziamento dell'acquedotto. 70 i chilowatt di potenza, 0,21 euro la tariffa a chilowatt prodotto. 140mila euro il costo dell'impianto, dei quali 114mila pagati grazie a un prestito fatto al Comune dall'Unione montana Val Sesia che viene restituito e che l'Unione reinveste per finanziare altre iniziative in Comuni del territorio, così da generare flussi positivi per investimenti. Un modello sussidiario, di valle, che cresce e genera coesione, opportunità di sviluppo, investimenti. 

Da segnalare anche gli interventi effettuati in Val Maira, in un'area dove sostenibilità e green economy sono da vent'anni le cifre dello sviluppo locale. L' impianto idroelettrico Fie-Maurin, inaugurato nel 2013 ad Acceglio, in località Chiappera, è un esempio efficace di gestione dell'oro blu, l'acqua, a vantaggio del territorio e della comunità locale. La centrale - 195 metri di salto, 357 kwatt di potenza, 3 gwatt di produzione elettrica dunque in grado di coprire il consumo di 1.000 famiglie - è stata realizzata dalla Maira Spa, società mista pubblico-privata. Si tratta del secondo impianto, interamente interrato, nascosto nella roccia, senza alcun impatto visivo e ambientale, che viene costruito in Valle Maira, ad Acceglio. Frere 2 (attiva dal 2006) e Fie-Maurin sono gioielli dell'ingegneria idraulica: completamente invisibili sia nelle condotte, nelle prese e nelle centrali dove si trovano le turbine, realizzati con modelli tutti piemontesi che possono certamente fare scuola in Italia e in Europa. 

"Sull'idroelettrico è necessario un cambio di rotta da parte dei soggetti che hanno in mano la politica energetica - evidenzia Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem - Devono essere autorizzati gli impianti realmente sostenibili, ambientalmente ed economicamente, a vantaggio della comunità che vive e opera nelle Terre Alte. Carcoforo e Acceglio sono due dei tanti esempi. Stiamo da sempre lontano dalle logiche speculative che vanno arginate. Riaffermiamo oggi il ruolo della montagna produttrice di risorse, tra le quali l'acqua e la forza di gravità, a vantaggio dell'intera collettività. Si deve invertire un meccanismo per il quale le grandi società del settore energetico hanno colonizzato la montagna lungo il Novecento. Abbiamo invece in mente impianti e società che mettono al centro la comunità locale, gli enti pubblici, la necessità di creare servizi, posti di lavoro, investimenti, tramite le Unioni montane. Un sistema virtuoso, da esportare, da mantenere in vita con gli incentivi che il Mise vorrebbe invece togliere".

 

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