Frode all’Iva. Le fiamme gialle di Verbania sequestrano beni e valori per oltre 2 milioni di euro

Verbania -

I Finanzieri del Comando Provinciale di Verbania hanno scoperto un ingente frode fiscale in campo IVA e hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Verbania Dott.ssa Beatrice Alesci, sequestrando oltre 2 milioni di euro. Sono scattate perquisizioni e sequestri oltre che nella provincia del VCO anche in quelle di Treviso, Monza Brianza, Como, Venezia, Milano, Torino e Biella. Il nome dell'operazione “OFFSET”, in italiano compensazione, richiama il sistema di frode congegnato attraverso l’utilizzo di false fatture.

Solo grazie alle efficaci direttive impartite dalla Autorità Giudiziaria ed alla stretta sinergia con i militari delle fiamme gialle, è stato possibile far scattare contestualmente il provvedimento di sequestro in diverse provincie del Nord Italia e di assicurare all’erario beni per un valore complessivo di 2.235.000,00 euro.

Sono stati sequestrati n. 6 beni immobili, n. 6 terreni, liquidità presente su n. 52 rapporti finanziari, n. 8 autovetture, quote di partecipazione al capitale in n. 9 società, n. 4 orologi di pregio e n. 1 natante ormeggiato a Verbania.

Le complesse indagini condotte dal Pubblico Ministero Dott. Fabrizio Argentieri hanno disvelato la presenza di un collaudato sistema di frode all’IVA nel campo dei metalli ferrosi che attraverso l’emissione di fatture false da parte di società cartiere consentiva ingenti detrazioni IVA alle società cessionarie. Nello specifico, le società cartiere, risultate essere tutte evasori totali, emettevano fatture imponibili IVA nei confronti delle società beneficiarie della frode, le quali, in luogo del pagamento del corrispettivo dovuto, le “compensavano” emettendo false fatture per eguale importo, in esenzione d'imposta nei confronti della medesima cartiera.

Inizialmente i Finanzieri si sono insospettiti dagli inusuali movimenti finanziari di un imprenditore verbanese, O.C., fittiziamente residente in territorio elvetico. L’imprenditore verbanese aveva quale principale fornitore della propria impresa (oltre 4 mln di euro di acquisti tra il 2013 ed il 2015) una società facente capo a un soggetto milanese deceduto nel 2000. I successivi riscontri hanno consentito di ricostruire un’estesa frode perpetrata attraverso l’emissione e l'utilizzo di fatture false per oltre 203 milioni di euro.

Non vi sono dubbi della falsità delle fatture, chiaro è il dialogo tra due degli indagati agli atti dell’indagine “..se mi chiama il magistrato dico che sono fruttivendolo e che non mi occupo affatto di materiali ferrosi…”.

Altro episodio singolare è la nascita di una controversia civile in relazione al mancato pagamento di false fatture per 300.000 euro. Nel corso del giudizio, per non corrispondere il pagamento richiesto, veniva contestato alla controparte che le fatture, anche se riportate nelle dichiarazioni, erano false.

 

L’imprenditore verbanese seguiva le direttive degli organizzatori della frode fiscale M.S.C., soggetto di professione avvocato, residente nella provincia di Milano, già agli arresti domiciliari per il reato di bancarotta fraudolenta ed A.R., soggetto pluripregiudicato.

Nel procedimento penale sono indagate 35 persone e coinvolte 34 società italiane e 5 con sede in Svizzera e nella Repubblica Ceca.

I soggetti formalmente intestatari delle cartiere che emettevano le false fatture, venivano ricompensati attraverso la consegna di denaro contante per qualche migliaio di euro al mese. Le risorse finanziarie corrisposte dai clienti alle imprese cartiere venivano successivamente messe a disposizione degli organizzatori della frode attraverso bonifici verso società di comodo estere.

Redazione On Line
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