Coldiretti, in Cina più vino e frutti prodotti in Piemonte

torino -

Il vino italiano potrebbe avvantaggiarsi della guerra commerciale tra Usa e Cina dopo che le esportazioni in Asia hanno raggiunto il massimo storico di oltre 130 milioni di euro nel 2017, con un aumento del 29%. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Istat divulgata in occasione dell’entrata in vigore dei superdazi cinesi nei confronti di 128 beni importati dagli Stati Uniti, tra i quali carne di maiale, vino e frutta, per un totale di 3 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti hanno esportato vino in Cina per un valore di 70 milioni di euro in aumento del 33% nel 2017 e si collocano al sesto posto nella lista dei maggiori fornitori, immediatamente dietro all’Italia.In Piemonte l'export interessa il 60% del vino prodotto ed è particolarmente apprezzato dai mercati europei, ma anche da quelli asiatici sin una crescita negli ultimi anni del 75% in Cina e del 15% in Giappone.

Circa il comparto frutticolo, il Piemonte per quanto riguarda le pesche conta 3.474 aziende, una produzione di quasi 2 milioni di quintali e una superficie di 4.416 ettari, per i kiwi quasi 2.500 aziende, una produzione di 1,2 milioni di quintali e una superficie di oltre 4.500 ettari, per le mele quasi 4 mila aziende, una produzione di 2,4 milioni di quintali ed una superficie di 6 mila ettari. Di queste produzioni, al momento, è possibile esportare in Cina solo i kiwi. “Tale situazione tra Cina ed Usa può aprire alle imprese piemontesi delle nuove prospettive economiche per quanto riguarda l’export - spiegano  Roberto Cabiale vicepresidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa delegato Confederale –. Particolarmente rilevanti sono le opportunità offerte al vino Made in Piemonte dalla Cina: quest’ultima, infatti, sta avendo una enorme crescita dei consumi per cui sono numerose le imprese vitivinicole del nostro territorio che stanno guardando ad oriente. Sulla frutta, il lavoro relativo agli accordi bilaterali per pere e mele è ad uno stadio avanzato e potrebbero esserci nuove possibilità, dopo lo stop alle forniture statunitensi. Si tratta di superare barriere tecniche cinesi che riguardano molti prodotti del Made in Italy. Monitoriamo attentamente la situazione – concludono Cabiale e Rivarossa -  per verificare l’opportunità di attivare, nel caso di necessità, misure di intervento straordinarie poiché il rischio è che ci siano anomali afflussi di prodotti sul mercato comunitario che potrebbero deprimere le quotazioni”.

 

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