Cronaca del nord ovest. Per ogni ettaro di bosco bruciato muoiono in media 400 animali.

Il medico veterinario biellese Gianni Uberti fa un'analisi sulle tremende conseguenze che l'ecosistema locale è costretto a subire non solo durante l'incendio ma anche dopo

L’incendio che nelle ultime settimane ha coinvolto la Valsesia e il Biellese ha provocato un notevole danno ambientale e l’enorme distesa impiegherà non meno di quindici o venti anni per ritornare almeno parzialmente nelle condizioni originarie. A subire le conseguenze di questo disastro sono e saranno, oltre alla popolazione residente, tutti gli animali che ci vivevano. Nei loro confronti si è consumato un vero e proprio massacro: alcune stime calcolano che per ogni ettaro di macchia mediterranea distrutta dagli incendi muoiano in media quattrocento animali.

 

Per loro (e anche per noi umani) il fuoco è da sempre percepito come un atavico pericolo. Anche senza vedere direttamente le fiamme, basta il fumo a innescare quel meccanismo che provocando paura li spinge alla fuga. Questo ha permesso agli uccelli e agli animali più grandi (come caprioli, cinghiali e volpi) di allontanarsi rapidamente dal pericolo, ma per molte altre specie le cose sono andate diversamente.

 

Sia gli animali ancora in letargo (pipistrelli) o semiletargo (ghiri e scoiattoli) sia quelli la cui morfologia non permette loro rapidi e grandi spostamenti (come gli orbettini) sono rimasti vittima delle fiamme. A provocare il loro decesso solitamente non è l'azione diretta del fuoco ma il fumo e il calore, che addirittura può raggiungere temperature superiori ai 750° C. Il primo provoca inizialmente difficoltà respiratorie sino a portare alla morte per soffocamento causato dall'inalazione dei prodotti di combustione. Il secondo provoca ustioni di diverso grado in base alla temperatura raggiunta, da un semplice arrossamento alla morte per carbonizzazione. Questa orribile sorte sarebbe toccata anche ai cuccioli nelle tane (come i leprotti) e alle nidiate dei vari volatili ma, visto il periodo, fortunatamente la loro presenza non era elevata.

 

Non voglio dilungarmi oltre sulla tortura che hanno dovuto subire prima del loro decesso, vorrei però che fosse ben chiara la grande sofferenza e il senso di terrore che ha accompagnato i loro ultimi istanti di vita.

Le conseguenze dell'incendio si possono ripercuotere anche su pesci e piccoli anfibi come le rane. Le ceneri provocate dal rogo possono cadere nei corsi d’acqua e, se ingerite, creare loro seri problemi.

 

Anche dopo le recenti piogge che hanno spento gli ultimi focolai, gli effetti dell'incendio continueranno a farsi sentire sugli animali sopravvissuti: si troveranno in un ambiente ostile, con scarso cibo e con nidi e tane completamente distrutti o si vedranno costretti a migrare in altri territori con ovvie ripercussioni su tutto l'ecosistema locale.

Redazione on Line Biella
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